Quante gaffe, Amato non va per il sottile

La più cinica e spietata gli sgorgò con candore il giorno dopo aver consumato la più celebre delle «rapine» ai danni dei risparmiatori italiani. Era al suo primo governo, nel ’92, e la notte di un venerdì di luglio, a banche chiuse per due giorni, si sparò una tassa straordinaria del 6 per mille su tutti i depositi e i conti correnti bancari. Immaginerete, le reazioni della gente. E lui, come una mammola timida ma soddisfatta, l’indomani si giustificò: «Sì, è una cosa difficile da digerire... Ma in queste cose ha ragione Deng: un buon gatto deve acchiappare i topi».
È sempre stato un buon battutista, Giuliano Amato, da quando affabulava i congressi del Garofano. Affabulatore lo è ancora, perché ha letto buoni libri ed è notoriamente una gran testa. Dottor sottile lo chiamano, no? E anche Eta Beta. Ma sarà forse il trascorrere degli anni, sta cedendo troppo al gusto della battuta e della provocazione. Ormai è un’escalation, non passa giorno senza che dal Viminale o dintorni s’accenda un petardo. Sembra affetto dalla «sindrome di Cossiga», il nostro. Anche lui, avendo ormai fatto tutto il fattibile in politica, ma incapace di rinunciare ad un futuro, sembra preso dall’ansia di stupire, occupare la scena.
L’ultima è di ieri. In una intervista Amato ha ricordato che la madre di Gesù, «la donna più amata della storia, è raffigurata spesso con il velo», augurandosi che i nostri «assatanati» non giungano a «chiedere il ritocco di tutti i dipinti di Maria». A parte che nell’iconografia cristiana la Vergine è raffigurata «spesso» senza velo, magistralmente da Leonardo e Raffaello, ma Amato scopre adesso che duemila anni fa le donne ebree non andavano in giro a capo scoperto? Duemila anni fa appunto, non oggi. Del resto, sino agli anni Cinquanta, anche nelle chiese cattoliche le donne dovevano indossare il velo; anzi, pregavano in banchi separati da quelli maschili. Resta che nella nostra coscienza civile, il velo è un segno del passato, simbolo di sudditanza femminile.
Amato però, sembra convinto del contrario. Questa della Madonna velata viene una settimana dopo la sparata contro il nudo femminile. «È scandaloso che in Italia una donna o è una pin up o non è. È una vergogna che ci sia bisogno di una legge per ricordare che è un essere umano da rispettare e non solo un corpo da guardare o peggio». Vedi la differenza? «Negli usi dell’islam sul vestiario noi leggiamo solo la subordinazione della donna, invece essi hanno anche un risvolto positivo di tutela della sua dignità e del suo rispetto», spiegava il ministro. Che parlava alla Consulta giovanile per il pluralismo religioso, e ovviamente ha incassato grandi applausi.
Tanto rispetto per i costumi altrui e per il politicamente corretto, talvolta però gli naufraga impietosamente. Come un anno fa, quando parlando di fiction televisiva disse che in America erano avanti, mentre «noi siamo rimasti ai tempi di Via col vento quando la Mamy di Rossella e in generale i neri parlavano come De Mita». Disinvolto, quasi spregiudicato, forse convinto che la gente dimentica in fretta, se soltanto agli inizi del mese era a Napoli in crociata antidroga ed enunciò una posizione «bigotta, ma che fa parte del mio stile di vita», in sostanza: cari giovani, no alla droga bevete piuttosto «una birra o magari un bicchiere di vino». Salvo poi qualche giorno dopo, all’ennesimo assassino ubriaco al volante, tuonare: «Ripristiniamo il sequestro dell’auto a chi guida ubriaco». Sembra dimenticare in fretta le sue stesse sparate. Ricordate quando scese in campo per difendere la privacy di Silvio Sircana, il portavoce di Prodi fotografato lungo un marciapiede? Solo qualche mese prima, propugnando il carcere per chi va a puttane, aveva sentenziato: «Quando uno squallido maschio gira per la Salaria in cerca di ragazze, della sua privacy mi interessa poco». È un fuoco d’artificio, Amato, e il sole di luglio lo accende. Avete già dimenticato quella del picchiare le donne, che sarebbe «una tradizione siculo-pakistana»? Però rivendica di aver proposto «per primo» l’antidoping a scuola, «magari dopo l’interrogazione».
La più bella e incredibile delle battute di Amato, risale però ancora alla sua prima volta a Palazzo Chigi. Era alla conferenza stampa di fine anno, ogni settimana gli impallinavano un ministro a colpi di tangenti, sapeva di avere i giorni contati. Interrogato su quali progetti avesse per il dopo, stupì rispondendo che si sarebbe «ritirato a vita privata», basta con la politica, meglio il ritorno agli studi, garantiva. Ma sì, come Veltroni per l’Africa. Son passati 15 anni e Amato è ancora in pista, ha fatto il ministro un po’ con tutti, è tornato a Palazzo Chigi e non s’arrende, chissà in che spera ancora. A forza di battute.