Quante idee in un violoncello

Un virtuoso del violoncello, una fucina di idee musicali. Si chiama Giovanni Sollima e oggi all'Auditorium presenterà il suo lavoro più recente, We were trees. Con lui ci saranno la giovane Monika Leskovar, anche lei al violoncello, e il Kaleidoscop Ensemble, orchestra d’archi berlinese diretta da Julian Kuerti. Nel disco c’è anche Violoncelles, Vibrez!, ormai divenuto un classico e inciso da numerosi virtuosi dell’archetto. Tra gli altri brani, un malcelato e sorridente omaggio al compositore Boccherini, a metà tra le danze barocche e il rock di Jimi Hendrix; non manca un’altra citazione della tradizione, un Vivaldi strapazzato come fosse sui piatti di un dj.
«We were trees» è un disco completamente acustico, per soli archi. Come verrà proposto dal vivo?
«Mi piace mantenere quel tipo di suono, prevalentemente acustico. In più, ci sarà una voce fuori campo. Debuttiamo con questo tour proprio all’Auditorium e stavolta non voglio eccedere con la quantità di suono, che a volte raggela le vibrazioni. Dunque suono acustico a pieni polmoni».
Recentemente ha lavorato con il regista tedesco Wim Wenders, per il film «Palermo shooting».
«Ho avuto una parte nel film, componendo musica che è stata suonata e registrata in presa diretta. So che la mia scena non compare nella versione distribuita nei cinema, ma sarà certamente nel dvd. Le mie musiche sono comunque nella colonna sonora che, come sempre capita con Wenders, è un affresco di tanti suoni diversi».
Come nasce il suo amore per la contaminazione tra suoni e stili?
«Sono spinto dalla curiosità, non è un processo studiato a tavolino. E non mi piace limitarmi all’ambito prettamente musicale, preferisco spaziare verso la danza e le arti visive. Mi sento in un centro in cui convergono diverse forme d’arte. Cerco il contrasto stridente, ma non la rottura a tutti i costi. Mi piace avvicinare i suoni in senso armonizzante e trovo interessante la dissonanza. Tutto nasce comunque dal violoncello, lo strumento che uso prevalentemente per comporre».
Ha collaborato anche con un’icona del rock come Patti Smith.
«Ho suonato in concerto con lei e con tutta la band. L’esperienza più bella, però, è stata accompagnarla soltanto con il violoncello. Lei improvvisava sonetti e io musiche. La sua vocalità si sposa in modo straordinario col mio strumento. In due, senza il supporto della ritmica, siamo più fragili, ma il suono è più definito, a nervi scoperti».
Ha suonato anche un violoncello di ghiaccio. Ci racconta come si fa?
«È stato come suonare uno strumento molto antico. Il ghiaccio è davvero un veicolo di suono incredibile. Ho suonato 45 minuti e nel corso del concerto il ghiaccio si assottigliava, nonostante le continue secchiate d’acqua del suo creatore. È stata un’esperienza molto affascinante».