Ma quante ipocrisie sulla legge elettorale

Ma è uno scontro tra cinici e puri quello che si svolge oggi intorno al sistema elettorale? Certo, il modo in cui si elegge un Parlamento pesa nel determinare una politica piuttosto che un'altra. Però, oggi, lo scontro sui «principi» del sistema elettorale è passato in cavalleria. Walter Veltroni era partito bene, aveva spiegato che - come nei grandi Stati europei (Spagna, Francia, Gran Bretagna) - bisognava favorire la formazione di coerenti forze politiche alternative e maggioritarie. L'unico grande Paese che si distingue è la Germania, con una storia particolare, la messa fuori legge dei comunisti che garantì un equilibrio anche a un sistema più proporzionale, e i problemi che crea ora la sovrabbondanza di partiti.
Ma le idee di Veltroni sono archiviate: ora il sistema elettorale serve solo a sedurre Mario Baccini, a tirare a campare tre mesi, a mediare tra Walter e Massimo. E così via. I principi sono in soffitta e rimangono in campo le porcheriole per durare un minuto in più e cercare di fare dimenticare Romano Prodi.
Stupisce che a questo giochetto mediocre partecipino le «forze sociali». Stupisce ma fino a un certo punto: il vezzo di giochicchiare con la piccola politica per farsi spazio è consolidato.
Si prenda una questione tornata improvvisamente di moda. Proprio nessuno si ricorda che una forza fondamentale nell'abolizione delle preferenze fu Confindustria? Che tra gli animatori più scatenati di quella iniziativa referendaria vi fu Luigi Abete, ancora oggi stretto compagno d'armi di Luca Cordero di Montezemolo? E gli slogan confindustriali di quindici anni fa, ve li ricordate? In Europa non ci sono preferenze che sono veicolo preferito della criminalità organizzata per controllare i partiti.
Nel 1993 quegli slogan mi parvero esagerati, oggi mi sembra insensato accusare la legge Calderoli di non essere «democratica». Gli eletti sono scelti dagli elettori, con segnetto sulla scheda, non vi è limite nella libera propaganda delle idee né nel presentare liste né nel votare chi si vuole. Una democrazia da regole barocche, ma una perfetta democrazia. È singolare, poi, che sia denunciata da chi ha definito le primarie del Partito democratico la più entusiasmante manifestazione di democrazia degli ultimi tempi. Il sistema per votare nel Pd era esattamente lo stesso scelto da Roberto Calderoli. Per non parlare di come si è arrivati alla legge Calderoli. Di quali erano le forze «sociali» e i media che appoggiarono Pierferdinando Casini nello sforzo di tornare al proporzionale.
Infine, un'ultima osservazione: il blocco del sistema italiano non è dovuto alla Calderoli che imporrebbe la presenza di troppi partiti. Se mai un difetto in questo senso è dovuto a Carlo Azeglio Ciampi che impose regole diverse al Senato rispetto alla Camera (che dalla sua ha funzionato benissimo con il Calderolum). La verità, seppellita sotto quintali di ipocrisia, è che il centrodestra prese 25mila voti in meno alla Camera ma qualche centomila in più al Senato. Insomma c'erano due maggioranze «materiali» e da qui si sarebbe dovuti partire nell'aprile del 2006 per dar vita a un governo di unità nazionale. Perché i «puri» non protestarono? Troppo impegnati nei loro affari?
Lodovico Festa