Quante scelte sbagliate ma si può ancora rimediare

Mai visto il palazzo della politica tanto acciapinato, per di più a pochi giorni da Ferragosto, quando la Casta di norma è già in vacanza da un pezzo. Ma questa è un'estate speciale, molto calda non per motivi climatici: bruciano le Borse di mezzo mondo, inclusa la nostra, e il governo ha dovuto improvvisarsi pompiere, mestiere ingrato e poco apprezzato dagli elettori. Ieri la temperatura è salita ancora. Il picco si è registrato durante l'incontro tra Giulio Tremonti e i leader di partito. Sono volate parole grosse e parole a vanvera. Brutto segno, ma in linea con i malumori che suscita l'obbligo di chiedere alla gente versamenti di liquido per spegnere l'incendio. Ciascuno dice la sua ed è quasi impossibile trovarne due d'accordo sui serbatoi cui attingere. Sarà per questo che il ministro all'Economia, chiamato a dire cosa intende fare, è stato vago. Sperava che l'uditorio, davanti a dichiarazioni generiche, stesse calmo. Valutazione sbagliata. Quasi tutti lo hanno accusato di menare il can per l'aia. Pier Ferdinando Casini e Antonio Di Pietro sono andati giù pesante. Vabbè, nei momenti topici salta il tappo del nervosismo ed esce di tutto, anche qualche sproposito. Il problema è noto: servono soldi e non si sa dove andarli a prendere. Tremonti, stranamente timido, a tratti impacciato, fornisce il suo scarno elenco: rimuovere il tabù dei licenziamenti, alzare le tasse sulle rendite finanziarie, intervenire sulle pensioni, ridimensionare i costi della politica. Com'era logico attendersi, la ricetta non è piaciuta. Se però il ministro ne avesse presentata un'altra, del tutto diversa, non sarebbe piaciuta lo stesso. Ovvio. Ogni politico pensa che gli avversari siano stupidi, quantomeno incompetenti. Il governo deve rassegnarsi ad essere strapazzato. L'importante è che tiri avanti per la propria strada e non si faccia tirare per la giacchetta da questo e da quello, nella consapevolezza che qualsiasi sua scelta è e sarà sgradita non soltanto all'opposizione: anche a parte della maggioranza. La Lega ad esempio ha una fissazione: guai a toccare le Province. Perché? Tredici sono sue. La sinistra pretende una bella patrimoniale. L'Udc punta alla difesa della famiglia, come se ci fosse chi la vuole distruggere. L'Idv, tramite il suo capo ex pm, sventola un documentone in cui sarebbero scritte le formule magiche per sistemare i guai. Insomma, Berlusconi e Tremonti avranno da scervellarsi per ottenere la soglia minima di consenso allo scopo di far passare la manovra in Consiglio dei ministri e, poi, in Parlamento. Non bastasse, dovranno affrontare il giudizio degli italiani. I quali, tuttavia, danno l'impressione di essere più ragionevoli dei loro rappresentanti. Ed è naturale sia così: è più complicato farsi votare che votare. La tensione della giornata per fortuna è stata mitigata dalle buone notizie borsistiche: Piazza Affari ha guadagnato alcuni punti. Sollievo. Nel pomeriggio, sul tardi, il Cavaliere si è recato al Quirinale. Colloquio riservato, tema scontato: la crisi, la manovra, l'urgenza degli interventi, tenere basse le polemiche, litigare, ma con moderazione, e non far soffrire i cittadini a reddito appena sufficiente alla sopravvivenza. Come andrà a finire? Non siamo veggenti, ma sentiamo che prevarrà il senso di responsabilità. Non possiamo permetterci colpi di testa. Almeno in questo frangente non disturbiamo il timoniere e l'equipaggio. Siamo nelle loro mani.Vittorio Feltri