Quanti assenti tra i gunners Ma il tabù inglese è da sfatare

L’avventura europea della banda Spalletti, unica italiana ad approdare ai quarti di Champions nelle ultime due stagioni, riparte ancora dall’Inghilterra. Non all’Old Trafford o a Stamford Bridge, ma all’Emirates Stadium dove Lippi ha preso due schiaffoni dal Brasile. Le ultime apparizioni giallorosse nella perfida Albione non sono da ricordare: i sette gol incassati a Manchester nel 2007 sono una ferita ancora aperta, più «digeribili» le sconfitte in casa dei Red Devils (0-1 e rigore sbagliato da De Rossi) e quella di 4 mesi fa sul campo del Chelsea, dove un guizzo di Terry mandò all’aria i piani romanisti.
Se una partita così fosse arrivata a ottobre, la Roma avrebbe rischiato grosso, vittima com’era di un’involuzione tecnico-tattica inarrestabile. Oggi i giallorossi si presentano all’appuntamento londinese con molte certezze e qualche acciaccato. Preoccupa il momento di forma di capitan Totti, il carisma e la classe del capitano restano un punto di forza: l’ultima volta con l’Arsenal in Inghilterra (si giocava ad Highbury e finì 1-1) rimediò un rosso dopo 22’. Torna Vucinic (ma forse solo in panchina, almeno all’inizio), eroe dell’annata europea della Roma. Una Roma che negli ultimi due ottavi di Champions in trasferta, ha tirato fuori il vestito buono: vinse 2-0 a Lione nel 2007 e 2-1 al Bernabeu con il Real un anno fa.
In casa Arsenal, sempre staccato dal vertice della Premier, più dubbi che certezze. Wenger deve rinunciare a numerosi titolari: assenti i lungodegenti Fabregas, Rosicky e Walcott (forse a disposizione per il ritorno), ma anche Eduardo, Adebayor e l’ultimo arrivato Arshavin, inutilizzabile in Champions. In attacco spazio alla coppia Van Persie e Bendtner, con il messicano Vela pronto a subentrare. In difesa, che non subisce gol dal 28 gennaio, non ci sarà il francese Silvestre.