Quanti brividi nel canestro ma l’Italia piega la Turchia

Due quarti da disastro, gran rimonta e vittoria ai supplementari per gli azzurri di Recalcati che, battendo la Germania mercoledì, possono qualificarsi ai quarti di finale

Madrid - Quando eravamo già pronti a chiedere una tenda fra le pecore dei pastori nomadi che hanno passato la Puerta del Sol puntando su Segovia, le mani di Angelo Gigli e Marco Belinelli ci hanno trattenuto, dando speranza anche se l'Italia del basket stava toccando il fondo, meno 15 nel primo quarto, meno 14 nel secondo, contro la Turchia che se ci fosse una classifica per le squadre più brutte avrebbe tutti i premi. A dire la verità anche l'Italia andrebbe sul podio e invece è qui a saltellare dopo una vittoria ai supplementari ringraziando Ibrahim Kutulay che ha mancato il tiro della vittoria dall'angolo mentre scadeva il 40° minuto.

Forse coi pastori andremo lo stesso, perchè stare dietro a questa Azzurra tenebra sfinisce più di una transumanza, perché domani dovranno ripetersi contro la Germania per avere un posto fra le 8 migliori, si fa per dire, dell'europeo che fa delirare la Spagna anche perché hanno una squadra bella da vedere, quasi completa e pensare che potrebbe essere proprio l'Italia l'avversaria dei campioni del mondo che, battendo nettamente i russi, dopo i greci, si sono assicurati il primo posto nel girone. Alla Spagna, comunque, penseremo da giovedì, anche perché non siamo tanto sicuri del successo di domani sui tedeschi.

Recalcati ha la sua buona stella, perché nei farfugliati primi 20 minuti non è proprio andato a picco, ma una volta di più bisognerà ringraziare Tanjevic che nel terzo quarto non ha trovato una soluzione decente per far respirare Turkoglu, che ha insistito su Kutulay, lui che lo conosceva come famoso tiratore, mentre adesso difende da vergogna e attacca da viziato. I turchi hanno dominato a rimbalzo, ma hanno perso 14 palloni senza che ci fossero più di 4 recuperi da parte italiana.

Angelo Gigli con la testa, ma pure con le mani perché, come ha detto scherzando alla fine se avesse tirato di tacco gli sarebbe andata dentro, e poi il Belinelli che deve ringraziare questa esperienza se ha fatto un passo avanti prima di presentarsi al campo hawaiano dei Warriors portando qualcosa di più nello zainetto tecnico e nel cervello, ma alla fine non le ha mandate a dire: «Finalmente un finale dove sapevamo a chi dare la palla e come darla. Penso di aver dimostrato che non sono un egoista e soltanto un tiratore».

Lui e la sua rabbia trappista con quella barbetta tormentata più del pollice sinistro semilussato alla vigilia, e il lungo della Benetton, il romano nato nel 1983 in Sudafrica, maturato a Reggio Emilia, come uomini nella battaglia quando intorno a loro c'erano compagni dal braccio corto e facce disperate. Due tempi da incubo e, finalmente, nel terzo, quando Gigli pareggiava dopo il meno 12 inziale, e Belinelli dava prima il 53-51 e poi il 58-51 appena tamponato dal tiro da 3 di Turkoglu, eravamo sicuri di ritrovare tutti gli altri. Niente. Da più 5 a meno 6. Due tiri liberi di Turkoglu sparigliano a 19" dalla fine. Due di Bulleri pareggiavano a meno 8", ma l'ultimo tiro era di Kutulay che sbagliava. Belinelli e Atsur, il nuovo cervellino Benetton, i primi ad entrare nel supplementare, poi Turkoglu e, finalmente, allegria italiana, 12-0 con tanti saluti alla Turchia, al Boscia consumato ai pastori in marcia.