Ma quanti guai per «una notte d’amore»

da Roma

Esistono ancora le favole sentimentali? Almeno in televisione, sì. Prova ne sia Per una notte d'amore: nuova miniserie Rai - in onda domani e lunedì in prima serata su Raiuno - che già dai titoli di testa si presenta attraverso autentici specialisti del genere «rosa» e zuccherino. Autrice del soggetto è Maria Venturi (cui si deve metà delle storie alla melassa del piccolo schermo), soggettista Patrizia Carrano (recente edulcoratrice di Rebecca) e regista Vittorio Sindoni (autore di fiabe improbabili ma rassicuranti come Butta la luna). Risultato: «Una favola rosa, che unisce i temi sentimentali con quelli sociali - riassume la responsabile di Raifiction, Paola Massini -. In una vicenda attuale e ricca di sentimenti». Gli ingredienti sono sempre quelli. Essenziale il «quid» sentimentale: una bella neomamma perde improvvisamente il compagno, morto dopo una sola ma fatale notte d'amore; presentatasi ai parenti di lui, ottiene l'aperta ostilità del fratello del morto, che vuol escludere il nascituro dall'imminente eredità, e la simpatia della madre, che invece è prontissima ad accogliere il nipotino. Il tutto si svolge in provincia (la provincia va fortissimo, nella fiction italiana) e accanto ad un'attrice di solido mestiere (Isa Barzizza: la madre) allinea i «belli» indispensabili al genere fumettone: Vanessa Hessler, ex modella notata quando aveva solo 14 anni dalla produttrice Edwige Fenech, e Roberto Farnesi, che si dice «felice d'interpretare finalmente il ruolo del cattivo». In Carabinieri o Questa è la mia terra, infatti, ero sempre l'eroe positivo - considera l'attore -. Mentre stavolta sono un cinico attaccato ai soldi, almeno inizialmente molto antipatico». Anche per Isa Barzizza - celebre soubrette degli anni ’40 e ’50, immortalata in decine di film accanto a Totò - «questa fiction è stata un'occasione d'oro. Io, che ero la regina dei film comici, e sgambettavo con l'ombelico all'aria, finalmente affronto un personaggio serio, con una psicologia articolata, con un'anima, insomma». La fiction ha anche l'ambizione di sottolineare un tema importante: quello del valore delle tradizioni. Il cattivo della storia vorrebbe infatti trasformare la fabbrica di ceramiche del morto secondo nuove, spersonalizzanti tecnologie. «E' un tema ricorrente nelle mie fiction - osserva il regista Sindoni - e quasi una necessità personale. Io credo infatti che le tradizioni siano fondamentali, nella nostra vita. Rappresentano quelle radici che fanno la nostra identità, soprattutto in tempi come questi».