Quanti intrighi e veleni nel raduno delle «8 donne»

Molti anni orsono il compianto André Pieyre De Mandiargues tentò invano di convincere l’amico Valerian Borowczyk a portare sullo schermo 8 Donne e un mistero, un’agile e spiritosa commedia da boulevard firmata dall’ingegnoso faccendiere Robert Thomas. Secondo lo scrittore, infatti, era ora di farla finita con le storie d’amore e morte di cui traboccano i classici per mettere invece allo scoperto ciò che nascondono certi copioni sotto la vernice del puro divertissement. Come la vicenda, appunto, narrata in 8 Donne dove vediamo in clausura forzata una tribù di signore unite da stretti vincoli di parentela in una sontuosa villa periferica protetta da cancelli d’acciaio, vegliata da cani famelici e cinta da alberi d’alto fusto. Come mai? Per colpa del misterioso omicidio del pater familias. Marito dell’integerrima e spigolosa Caterina Costantini, padre di fanciulline tenere tenere, fratello di una vamp di provincia che, tornata da Parigi, sfoggia un incredibile accento gallico, cognato dell’insopportabile zitella Eva Robin’s che, a ogni passo, minaccia di crollare vittima di una dieta feroce che le ha azzerato i glutei, genero di una strega paraplegica dalla spaventosa voce da contralto che enuncia dalla sedia a rotelle rendiconti bancari e bollettini di Borsa. Nonché datore di lavoro di una piccante camerierina dalla criniera biondo grano che, lo sapremo più tardi, ha mietuto successi nei club privé coi suoi numeri di strip tease con solenne disappunto della cuoca, abnorme e golosissima, che non disdegna i liquori forti nonostante la precipitino in incubi ricorrenti...
Naturalmente, come nella Trappola per topi di sua maestà Aghata Christie, il telefono non funziona, gli elettrocomandi sono fuori uso, cade implacabile la neve, la città è lontana e ogni signora guarda terrorizzata la vicina temendo di scorgere sotto il placido riso della congiunta la smorfia infernale dell’assassino. Finché, prima ancora che l’eccentrico consesso venga liberato da un inatteso colpo di scena, viene a galla quella verità insidiosa a lungo gelosamente nascosta che tramuta in inferno l’innocuo living room. Che orrore scoprire che Elsa Martinelli negava al genero i titoli bancari, che Corinne Clery era una ninfomane, che la fedele consorte si destreggiava tra i pantaloni, che la cognata era una sadica e che la serva amorosa era l’amante del morto! Il quale, forse più sì che no, aveva addirittura sedotto una delle figlie! Insomma, a conti fatti, non aveva ragione De Mandiargues?

8 DONNE E UN MISTERO di Robert Thomas Regia di Claudio Insegno, con Elsa Martinelli, Corinne Clery, Eva Robin’s e Caterina Costantini. Ancona, Teatro delle Muse, fino al 22 marzo