QUANTI PASTICCI NEL 2006

Un disastro annunciato. Che la «prima volta» del voto per gli italiani all’estero si sarebbe trasformato in una disfatta della macchina elettorale era ampiamente previsto e prevedibile. Già nell’estate del 2005 si erano moltiplicati i segnali d’allarme: pesanti ritardi negli uffici dell’Aire che dovevano raccogliere le iscrizioni dei residenti all’estero, penuria di fondi e personale in ambasciate e consolati incaricati di informare e registrare i nostri concittadini per il voto del 9 aprile 2006. L’unica speranza era che quei consensi non fossero in alcun modo decisivi sulla sorte del futuro governo.
SPARITE IN SVIZZERA

28MILA SCHEDE
Infatti accade esattamente il contrario. Già il 9 aprile, con le urne appena aperte in Italia, oltreconfine i giochi sono fatti. Arrivano i primi dati. L’affluenza è stata discreta, con una media di votanti del 42,7 per cento, cioè quasi uno su due dei circa 3 milioni di aventi diritto. Passano 48 ore ed è chiaro che a decidere la maggioranza al Senato (155 seggi alla Cdl, 154 all’Unione) saranno proprio quei sei seggi attribuiti dal voto all’estero. Ed è altrettanto chiaro che qualcosa, nelle operazioni di voto e di scrutinio, non ha funzionato a dovere. Piovono segnalazioni dall’Italia (scatoloni persi, diciottenni che hanno votato per il Senato) e dall’estero (38.500 schede sparite in Svizzera). Ma è solo la punta di un iceberg.
SCRUTINI A CASACCIO

A CASTELNUOVO DI PORTO
In un clima di brogli e sospetti, con Berlusconi che parla di un milione di schede contestate, chiede controlli e annuncia ricorsi esplode il caso di Castelnuovo di Porto. Nei magazzini adibiti a sede di scrutinio per le circoscrizioni estere succede di tutto. Davanti a una marea di schede e di buste aperte accumulate senza un criterio c’è chi butta i numeri sui verbali così come vengono.
RIBALTONE ARGENTINO

A MISURA DI MARGHERITA
E sempre nel maggio 2006 il Giornale svela il giallo del ribaltone fra due candidati di sinistra. A vincere, in Argentina, è Mirella Giai, 76 anni, ds. Ma da Roma arriva il contrordine: abbiamo riconteggiato le schede, il vincitore è Edoardo Pollastri, Margherita. La Giai minaccia denunce per frode, un dirigente ds la implora: «Questa cosa, meno si agita in questo momento, meglio è. Ma non capisci? Sei troppo intelligente per non sapere che noi abbiamo interesse a non muovere paglia». Un colloquio più che imbarazzante filmato da una telecamera del canale satellitare «Cult».
VOTI AUSTRALIANI

FINITI NELL’IMMONDIZIA
È il 10 luglio 2007 quando scoppia il caso Oceania. Sul sito internet di Repubblica finisce un filmato girato da Paolo Rajo, giornalista e uomo di spettacolo molto conosciuto dalla comunità italiana in Australia, candidato al Senato per l’Udeur. Nel video si vedono dei ragazzi in un garage alle prese con un centinaio di schede elettorali da compilare. Nei giorni successivi vengono trovate nei cassonetti dell’immondizia di Sydney seimila schede elettorali tutte votate per l’Udeur. La Cdl torna a chiedere il riconteggio dei voti e la Procura di Roma apre un’inchiesta.