Quanti pm disposti a venire via con voi

Roma - Se volessimo adottare lo stile Fazio-Saviano potremmo stilare un elenco da aggiungere agli altri, nella trasmissione Vieni via con me: quello delle toghe-star di tv e giornali. Un elenco lungo, soprattutto negli ultimi anni.

Forse, il «via libera» lo ha dato il pool di Mani pulite, quando nel 1993 affossò il decreto Conso con un proclama televisivo. Lo lesse Francesco Saverio Borrelli e l’elenco potrebbe iniziare da lui. Subito dopo, Antonio Di Pietro, trasformatosi da pm a leader di un partito. Anche Gerardo D’Ambrosio è sbarcato in politica. E volti ben noti sono quelli di Piercamillo Davigo, Ilda Bocassini, Gherardo Colombo, Francesco Greco.

I riflettori attraggono irresistibilmente le toghe e anche Anna Maria Fiorillo si è fatta sedurre. La pm dei minori del caso Ruby ha voluto difendere le sue posizioni in tv, dopo le interviste sui giornali, ed è andata alla trasmissione della Annunziata. Una sfida aperta, visto che il suo capo Frediani le aveva ricordato poco prima ufficialmente che i rapporti con la stampa sono riservati al Procuratore della Repubblica.
La regola è stata fissata nel 2005 dalla riforma dell’ordinamento giudiziario e ribadita da una risoluzione del Csm. Violarla è un illecito disciplinare, ma il fenomeno continua. Forse, però, non in modo così clamoroso.

Il caso più vicino, l’ha ricordato la stessa Annunziata, è stato quello della gip di Milano Clementina Forleo, salita agli onori delle cronache per il caso della scalata Bnl. I giornali non le bastavano e nel 2007 è finita nell’abbraccio mortale di Santoro. Fu quasi uno choc vederla ad Annozero, con il collega di Catanzaro Luigi De Magistris (già sotto indagine disciplinare al Csm e oggi al fianco di Di Pietro nell’Idv), a lanciare accuse ai «poteri forti» e denunciare intimidazioni e pressioni. La Forleo fu trasferita al Cremona, fece ricorso al Tar, ottenne l’annullamento. Nel circo mediatico ogni tanto riappare, quest’anno per parlare di intercettazioni telefoniche.

Henry John Woodcock è riuscito a diventare una star con più furbizia, grazie alla spettacolarizzazione delle sue inchieste. Altro presenzialista è il pm palermitano Antonino Ingroia, che passa con disinvoltura da Santoro a «Domenica in». Nel settore antimafia la strada l’ha indicata l’onnipresente Giancarlo Caselli. Adesso Ingroia impazza grazie al suo ultimo libro, in cui racconta che gli è bastato uno sguardo per capire che il pentimento di Spatuzza è autentico.
Da Di Pietro a De Magistris, da D’Ambrosio all’ex pm veneziano Felice Casson, il protagonismo spesso getta le basi di una carriera politica.
Cadono spesso nel vuoto gli ammonimenti dall’alto. Giorgio Napolitano ai giovani magistrati ha raccomandato: «Guardatevi dal protagonismo!». E l’ha ripetuto al Csm. Già all’ultima inaugurazione dell’Anno giudiziario il Presidente della Cassazione Carbone e il Procuratore generale Esposito avevano indicato l’attrazione per i mass media come uno dei mali della magistratura.