Quanti svarioni nella Cenerentola Rai

La sfida della Rai di trasmettere un’opera di non facile frequentazione fa onore al nostro servizio pubblico, anche se desta non poche perplessità l’aver mandato in onda, domenica, il primo atto in prima serata e il secondo alle 23,30. Quest’anno la scelta è caduta su uno dei capolavori buffi di Rossini, la Cenerentola. Dove ambientarla? A Torino, anche se Ramiro è indicato «Principe di Salerno». Torino consente di adoperare uno «scenografo» d’eccezione, l’architetto Filippo Juvarra. Il regista Carlo Verdone aveva assicurato una lettura «classica», un lavoro delicato sui personaggi. Purtroppo quello che abbiamo visto risciacquava triti lazzi di mezzo secolo fa. Un esempio: Alidoro, il misterioso filosofo un po’ mago, a cui Jean-Pierre Ponnelle aveva dato le fattezze stesse del Nume Rossini, diventava nell’edizione di cui si parla un abatino mefistofelico in formato ridotto. Latitavano i «tempi» del Verdone attore, ma abbondavano gli svarioni. Perché si balla avvinghiati? Nell’epoca rococò non ci si tocca. E ora: la musica. Superato lo smarrimento per le pesanti modifiche dei recitativi e i forzati siparietti dei cartoni animati, colpiva il suono, e di conseguenza lo stile, dell’Orchestra Nazionale della Rai (direttore Gianluigi Gelmetti), essendo la leggerezza rossiniana trasformata in perenne grevità. Rossini non ammette pesantezze.