Quanti trasformisti sul carro di De Magistris

Contorsioni e inversioni a «U». Dichiarazioni che hanno la coerenza di un muro storto. Napoli scopre, a destra e ancora più a sinistra, una corsa a perdifiato per salire sul predellino del pullman guidato da Luigi de Magistris. Non importa quel che si diceva solo qualche settimana fa, importa salire a bordo prima che le porte si chiudano. È una gara paradossale quella che si registra a Napoli, fra le macerie di quella lunga stagione chiamata bassolinismo. Fra calcinacci e monnezza si aggira il sindaco uscente Rosa Russo Iervolino, travolta insieme al suo partito, il Pd, dall’avanzata inarrestabile del Masaniello passato in breve dalle aule del tribunale alle piazze della capitale del Mezzogiorno. Anche lei si inchina a chi la considerava un relitto del passato: «La mia scelta naturalmente è per De Magistris». Poi il primo cittadino annuncia che andrà in «esilio» a Roma e darà una mano alla Caritas dentro la nobile casella del volontariato. Del resto Veltroni aveva annunciato anni fa che si sarebbe ritirato in Africa: fatte le debite, proporzioni ci siamo.
Ma non è la sola, Rosa Russo Iervolino, ad applaudire chi la sta spazzando via. Svolte e giravolte colpiscono di qua e di là. L’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato, leader di un gruppo da 500 milioni di fatturato, più volte in passato corteggiato da Berlusconi per una poltrona di ministro, governatore o addirittura di sindaco sotto il Vesuvio, sale sul predellino più affollato di questi tempi. E conversando con Repubblica, non solo salta il fosso ma si apparenta con l’ex pm. Cosa avete in comune, gli chiedono e lui, pronto, sparge una dichiarazione di luogocomunismo: «La voglia di cambiamento, la difesa della legalità, per esempio. Sto con quelli che vogliono fare le riforme». Non ancora saturo, completa i suoi segnali di fumo con un’altra frase da incorniciare: «Bisogna superare questo modo feudale di fare politica dove decide solo l’imperatore».
Ottime parole per resettare le proprie coordinate e darne di nuove. Naturalmente, D’Amato salta a piedi uniti cercando di portare in dote la propria immagine rassicurante presa dall’album di famiglia: «Resto un convinto riformista liberale». Insomma, cambiare restando uguali a se stessi. Un’impresa complicata.
Com’è tortuoso il cammino di due personaggi agli antipodi, ma fino a ieri in prima linea sul fronte anti De Magistris: Umberto Ranieri e Clemente Mastella. Ranieri appartiene all’argenteria di famiglia del Pd napoletano, è uno dei leader della corrente migliorista, quella per intenderci che porta fino al Quirinale a Giorgio Napolitano, eppure De Magistris non ha avuto alcun riguardo con lui. Anzi, da ex pm, lo aveva bollato denunciando il suo «coinvolgimento in Tangentopoli». Non proprio un complimento. Ranieri aveva risposto con una querela. E De Magistris lo aveva affondato definitivamente con una doppia stoccata: «Ranieri non sembra il candidato ideale per Napoli. Non è un personaggio nuovo ed è stato notoriamente coinvolto in inchieste delicate di tangentopoli». Un ferrovecchio della politica da buttare senza rimpianti.
Ora, dopo essere stato preso a schiaffi per le primarie, Ranieri cammina sulle querele incontro a De Magistris e i giornali titolano: Ranieri «sposa» De Magistris. Come Mastella, anche se il leader dell’Udeuer utilizza toni più sfumati. A suo tempo era stato categorico, promettendo, nientemeno, di suicidarsi se l’ex magistrato fosse andato al ballottaggio. Ora Mastella prende cautamente le distanze da Mastella: «Figurarsi se un cattolico come me potrebbe mai pensare di togliersi la vita». Forse esagerava Clemente, ma quando parlava dell’ex pm che l’aveva messo sotto indagine, proprio non si teneva: «Ha costruito un castello di carte fasullo, ha ipotizzato una valanga di reati solo per il suo tornaconto personale». Ora anche lui mette un piede sul predellino. Al ballottaggio, dovrebbe far stimare il suo piccolo ma prezioso gruzzolo da Lettieri e invece tace. O meglio, trasloca di là, dal nemico, nascondendosi fra le truppe del Terzo polo. Mastella sta col Terzo polo e il Terzo polo, nei fatti, sta con De Magistris. Altro che suicidio. Siamo alla giravolta. Alla capriola che si fa ma non si dice.