QUANTO CI MANCA LA TV DEI RAGAZZI

Ogni tanto si torna a parlare della «tv dei ragazzi». Che fu, soprattutto negli anni 60, un momento di aggregazione molto popolare e altrettanto rimpianto tra chi, voltandosi indietro a ricordarlo, lo compara (ma con gli occhi dell'adulto di oggi) alla programazione caotica e frammentata che ora si rivolge ai giovani degli anni 2000. Quella tv dei ragazzi di allora è lontana anni luce da quella di oggi, e per accorgersi di come sia cambiato il modo di «fare televisione» pochi programmi servono alla bisogna come quelli «per ragazzi». Non solo per la scelta degli argomenti e il linguaggio, ma anche per un particolare di non poco conto: quella di allora era una tv dei ragazzi pensata dagli adulti, cui il pubblico giovane si uniformava perché non aveva alternative e perché i tempi non erano ancora maturi perché i ragazzi stessi potessero pretendere di permettersi, davanti al video, qualcos'altro che non fosse Giocagiò, o Rin Tin Tin. Oggi la programmazione rivolta al pubblico giovane (non più facilmente comprimibile in una fascia anagrafica ristretta) tiene conto della maggiore diversificazione dei loro gusti e delle loro passioni, e della voglia di vederli trasferiti sul video senza le mediazioni del mondo adulto. C'è ad esempio un programma che spiega, meglio di molti altri, come sia cambiato il modello di televisione cui i cosiddetti «giovani» intendono far riferimento. Si chiama L33T e va in onda da tempo sul canale satellitare Rai Futura, e in questi giorni su Raidue alle 17,40. Parla di fumetti, di comic strips, di videogames, di super eroi, di collegamenti internet sofisticati, di classifiche di telefilm di culto e soprattutto di Anime, particolare tipo di cartoni giapponesi assai discussi tra chi non li ama, ma molto diffusi e altrettanto amati tra larghe fasce di appassionati. Il programma è interessante soprattutto dal punto di vista dell'approccio, perché non si prende assolutamente la briga di venire incontro alle esigenze di chi non conosce i personaggi, gli eroi, le storie, i termini tecnici e la filosofia stessa che contraddistingue questo tipo di cartoon così come qualsiasi argomento affrontato. L33T dà proprio l'idea di volersi rivolgere a un pubblico chiuso, a una cerchia più o meno privilegiata di spettatori, e di cercare l'attenzione degli «adepti», senza perdere tempo in spiegazioni che coinvolgano i neofiti. In questo senso è una trasmissione che ben riflette certi atteggiamenti giovanili improntati a una orgogliosa difesa del linguaggio con cui affrontare le proprie passioni, senza scendere a patti con niente e con nessuno. Si potrebbe persino definire come un programa «vietato ai maggiori», se non fosse così pericoloso avventurarsi, nel 2006, in simili suddivisioni.