Quanto costa la città partecipata? Venti euro per incontrare Pisapia

POLITICA COL TASSAMETRO La Milano arancione. L’iniziativa dei comitati guidati dall’uomo ombra Paolo Limonta. Due
giorni di dibattiti (a pagamento) a cui partecipa anche il sindaco

Viva la democrazia partecipativa (purchè partecipi anche alle spese). Il popolo arancione si riunisce in conclave. L’hanno battezzata la «Due Giorni» di Milano, il 22 e 23 ottobre. Full immersion dalle nove e mezza del mattino alle 18 per «riflessioni, confronti e proposte per una città partecipata». Dai ComitatixPisapia ai ComitatixMIlano, quelli capitanati da Paolo Limonta, il fedelissimo di Giuliano Pisapia incaricato (a titolo gratuito) di dialogare con i cittadini per conto del Comune, hanno cambiato nome ma rafforzato l’obiettivo: allargare la famosa partecipazione dal basso alla politica della città e, sottinteso, dare la spallata ai partiti. Il Pd ne sta già facendo le spese. E a proposito di spese, anche i comitati hanno bisogno di mantenersi. Quindi viva la democrazia partecipativa, purchè paghi: 20 euro è il «biglietto d’ingresso», ops, la quota di iscrizione per il weekend di formazione, informazione, ascolto e attività di gruppo che si terranno nella sede della Cgil di corso di Porta Vittoria 43. E bisogna affrettarsi, c’è tempo solo fino a sabato per prenotare il posto. Neanche le prevendite ai concerti. Ma come precisa il volantino, è solo il primo incontro dei ComitatixMilano.
Per scaldare la platea, ca va sans dire, il programma inizia con «Il vento è cambiato»: il sindaco Pisapia porta la sua testimonianza su cento giorni a Palazzo Marino. I supporter incontreranno sia lui che gli assessori, «non sarà solo un evento festoso e partecipativo» ma «un momento di lavoro che prevede due intense giornate di discussione e confronto a tempo pieno». Quasi una scuola di politica, con tempi «strettamente regolamentati» e «non sarà ammesso l’accesso alle varie attività dopo l’inizio di ciascuna sessione di lavoro». Ma si prevede il pienone, se verranno allestiti schermi e la diffusione via web e tv per far seguire i lavori a chi non è in sala.
I cittadini che «vogliono partecipare al cambiamento della città» (pagando) un elenco di laboratori, dal «sogno della campagna elettorale alla realtà del lavoro quotidiano», agli «elementi di base del funzionamento della macchina comunale e del consiglio di zona» al «programma visto da Palazzo Marino», dove verranno fissati traguardi da raggiungere entro il 23 ottobre 2012 su servizi sociali, trasporti, cultura, ambiente.
Tabella di marcia fitta. Ma il popolo arancione prova a fare le scarpe al Pd e cerca adepti. Nei primi cento giorni di governo le frizioni tra il partito del centrosinistra e gli assessori della cosiddetta società civile scelti da Pisapia sono state continue. La capogruppo del Pd Carmela Rozza non ha avuto problemi a prendere posizione di netta distanza da Lucia Castellano sul blocco degli sgomberi o da Chiara Bisconti su MilanoSport quando i sindacati protestavano per non essere stati informati dell’azzeramento del cda. Con l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso la frattura si è aperta soprattutto sul caso Penati-Maran. Un Pd sempre più stretto tra la sinistra radicale difficile da governare in consiglio comunale (ieri il voto contrario sulle aree Expo) e il duo Tabacci-Pisapia.
L’approvazione del bilancio e quindi della vendita di Serravalle l’altra sera si è sbloccata dopo l’intervento di Pisapia in aula, contro le indicazioni del Pd: «É importante che il sindaco sia presente in aula per mantenere un dialogo, anche aspro, ma alla fine costruttivo» ha commentato ieri Pisapia. Più costruttivo con l’opposizione, in questo caso, che con la sua squadra.