Quanto si guadagna a Milano? Un portinaio fino a 2.105 euro

Va chiarito subito, non si tratta di statistiche. Gli stipendi di cui si parla non sono frutto di medie matematiche. Nessuna persona “xy” che ha 1,2 figli e un età compresa tra i trentacinque e i quarant’anni. Se da un lato si potrebbe obiettare che si tratta di casi unici dall’altro va detto che sono persone qualsiasi, vere, con una storia di studi e di esperienze alle spalle. Quello che accomuna gli undici intervistati in queste due pagine è che sono tutti lavoratori dipendenti. Fatte queste premesse va detto che le sorprese su quanto guadagnano alcune di queste persone non sono mancate. Ovviamente si parla sempre del netto in busta paga ovvero di quanto poi arriva sul conto corrente. L’ultimo posto in classifica spetta a una venticinquenne venditrice di auto con già alcuni anni di lavoro alle spalle. Porta a casa 14.700 euro ogni dodici mesi a cui si aggiungono 40 euro per ciascuna auto che lei vende personalmente. Al penultimo posto una giornalista di trentasei anni che lavora in un noto periodico milanese. La sua laurea in Scienze della comunicazione e le quattro lingue parlate le valgono un bonifico mensile di 1.306 euro, 17.631 ogni dodici mesi (la sua busta paga è scansita nella pagina a destra ndr). Guadagna poco più di lei un farmacista della stessa età che con i suoi 1.300 euro per quattordici mensilità arriva a 18.200 annui lavorando però anche due notti al mese. Per avere più soldi non servono due lauree, anzi. Un lavapiatti, la maggior parte di quelli che esercitano a Milano sono cinesi perché gli italiani non vogliono più fare questo lavoro, porta a casa 19.000 euro annui. «Certo non lava solo i piatti ma da anche una mano a fare altro», spiega il proprietario di una pizzeria. «La cifra è la stessa in molti tra i ristoranti milanesi - conclude -». Una cameriera italiana di ventinove anni arriva a 21.600 euro annui escluse le mance che mediamente rappresentano circa un 10%. Insomma se è brava può guadagnare molto di più, fino al 50%. Cifra simile a quella che porta a casa un ispettore capo della Polizia di Stato con vent’anni di esperienza alle spalle: 22.100 euro ogni dodici mesi. E l’incognita non sono le mance ma il rischio di prendersi una pallottola. Vita più tranquilla quella dell’insegnante elementare che a fine carriera dopo oltre trent’anni arriva a 22.334 euro. «Un’insegnante di ruolo appena assunta - spiega - viaggia sui 1.350 euro al mese. Il problema è che oggi non è facile trovare il posto fisso e le supplenze si susseguono per anni e anni». Katia, trentanove anni, dirigente infermieristico con una laurea magistrale alle spalle, gestisce il lavoro di decine di persone e guadagna 27.300 euro annui. Siamo alla parte alta della classifica. Il terzo posto spetta a una portinaia che lavora in un condominio milanese, a Quarto Oggiaro. Con tutte le varie indennità e quindici anni di anzianità ha una busta paga di 2.105 euro per tredici mensilità per un totale annuo di 27.365 euro a cui si aggiunge pure l’alloggio gratuito. La sua busta paga è scansita in questa pagina. Guadagna quasi quanto un ingegnere elettronico nato nel 1962 che grazie alle sedici mensilità arriva a 28.800 euro ogni dodici mesi. «I miei colleghi neolaureati - racconta - ne prendono circa mille». Il podio spetta a un medico cardiologo nato nel 1974. «Mi sono laureato nel ’99 e ho preso la specializzazione a fine 2003 - racconta - ». Sino a trent’anni non ha quindi guadagnato nulla ed è stato a carico della famiglia. «Ora sono sei anni che lavoro e sono assunto in un ospedale con vincolo di esclusività (non può ricevere in studi privati ndr), ho un impegno formale di 40 ore settimanali - continua - ma viaggio sulle 60 di straordinario al mese che non mi vengono retribuite. La mia busta paga è di 3.000 euro per 12 mensilità più la 13esima che è circa la metà». Si parla quindi di 37.500 euro annui. «Certo un buono stipendio - conclude - ma va detto che le prospettive di crescita negli anni futuri sono minime». È vero, saranno anche solo casi singoli, ma gli intervistati affermano che per i loro colleghi le cose non sono poi molto diverse.