Quanto sono vive le mummie di Morstabilini

Fabrizio Ottaviani

L'anno scorso le teche piene di serpenti di Luciano Funetta hanno rapito critici e comuni lettori con un romanzo, Dalle rovine, ambientato nel mondo della pornografia cinematografica; e adesso tocca alle teche del museo Gorini di Lodi, dietro le quali occhieggiano mummie così perfette da conservare persino il colore dei capelli e il tono dell'incarnato dell'essere che viveva. Sono loro a dominare il romanzo di Andrea Morstabilini, Il demone meridiano.

Autore di una Purificazione dei morti per mezzo del fuoco, Gorini era un uomo dell'Ottocento, il tipico professore positivista che, vedendo nella scienza l'unica salvezza, era terrorizzato da ciò che la scienza non può controllare, a cominciare dal disfacimento del corpo. Ideò un procedimento costosissimo, che tenne segreto, per mummificare i cadaveri. In una sequenza di capitoli che sono altrettante sfide al lettore seguiamo le orme del «curatore» del museo, impegnato nella ricerca delle sue mummie che un giorno evadono dalla loro prigione di vetro. La fuga non è ingiustificata: quei simulacri vogliono convocare il fantasma del Gorini, accusarlo di «crimini contro la morte» e condannarlo.

Nato sotto il segno di Praz, di Manganelli e di Landolfi, di Bufalino e del Genna più morboso, Il demone meridiano dispensa piaceri intellettuali e fremiti letterari che si credevano perduti. Le scene comprendono l'interrogatorio di un preside ad alunni ladri di ossa («la papiracea collega di matematica pareva un giunco sciancato che spuntasse dal fianco d'un masso...»), la visita ad un piccolo cimitero marino per rimuovere le erbacce da una tomba («... per scoprirla, primi da decenni, e lasciare che il sole provasse a ridare colore alla porcellana di guance che il mare e l'aria non avevano curato dall'oscuro male di Kock»), un funerale dove saccenti ragazzini ripetono ad alta voce i paradigmi dei verbi greci... Spesso le mummie parlano: «Guardaci, padre: sembriamo a te vivi, le nostre pelli angiomatose ancora morbide, le dritte bocche atteggiate al sorriso, i nasi fieri, i denti che sappiamo mostrare, la carne ancora salda attorno alle ossa dei costati che sporgono, alle clavicole senza piume?».

Ebbene sì, care mummie, sembrate vive; e soprattutto dimostrate che il sublime manierismo che da secoli, come un ilare pipistrello, svolazza nel cielo della nostra letteratura gode di buona salute.