Dopo quarant’anni ancora New Trolls

Tutti e due sotto lo stesso tetto musicale, dopo quarant'anni di storia costellati di gloria e fortuna ma anche di scissioni e travagli interni. Nico Di Palo e Vittorio De Scalzi, il rocker "irregolare" e il solenne, posato tastierista, di nuovo insieme sotto il nome di New Trolls («ridepositato alla Camera di Commercio di Genova, al sicuro dalle imitazioni», assicura De Scalzi). Due paroline inglesi che riportano indietro agli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, che suonano come chitarre affilate e voci tirate a raccontare la tragica storia di morte di Una miniera. Oppure fanno pensare alla levigatezza un po' elettronica, un po' melodica degli anni Ottanta, della sempreverde Quella carezza della sera. In otto lustri, la musica dei New Trolls ha cambiato pelle tante volte. Ma il denominatore comune è uno solo: i successi sono sempre scaturiti dall'alchimistica collaborazione di De Scalzi e Di Palo, personalità diverse che però, è ormai evidente, non possono stare troppi anni senza lavorare assieme. La prova è che il gruppo, ora composto dai due frontmen più Alfio Vitanza, Andrea Maddalone, Mauro Sposito e Francesco Bellia, torna stasera al Carlo Felice in un concerto che segna l'inizio di un progetto che vedrà in primavera l'uscita di un nuovo disco e un tour che toccherà anche il Giappone. Un Paese dove il rock progressivo italiano degli anni Settanta, di cui i New Trolls furono esponenti fondamentali, ha un seguito quasi religioso.
Questo occhio di riguardo verso il Sol Levante fa pensare che vogliate tornare al rock anni Settanta?
De Scalzi: «Decisamente. Vorrei mettere in chiaro che riteniamo il nostro primo periodo il più importante della nostra storia. È grazie a dischi piuttosto impegnativi musicalmente come Senza orario senza bandiera (con la collaborazione di De André, n.d.r.) o Concerto grosso che abbiamo gettato le basi per la nostra carriera e grazie a quelli abbiamo potuto in seguito incidere canzoni di più facile presa, come Quella carezza della sera. Ma dei nostri inizi vorrei rivendicare anche un certo coraggio: in Italia tutti i "complessi", così si chiamavano allora, eseguivano un gran nunero di brani altrui. Noi all'epoca abbiamo inciso materiale solo nostro».
Come si fa a condensare quarant'anni di storia in una scaletta di un paio d'ore?
De Scalzi: «Facendo delle scelte precise. Stavolta possiamo permetterci di trascurare un po' il repertorio più leggero per dare spazio alla nostra musica progressiva, che i fans apprezzano moltissimo. E che, da musicista, trovo più stimolante della forma-canzone».
Di Palo: «Insomma, non siamo costretti a mettere mano ai soliti successi per sopravvivere, anche se non mancheranno i cavalli di battaglia: Miniera, Davanti agli occhi miei… È stato divertente imparare daccapo certi pezzi che non suonavo da decenni».
Per ripartire avete scelto Genova, la vostra città, che vi ha ripagato esaurendo subito i biglietti. Quando iniziaste, la scena musicale genovese era in fermento, e adesso?
De Scalzi: «Lo è ancora, ma si vede meno. Oggi gli artisti che fanno dischi sono molti di più di allora, e a Genova come altrove i bravi musicisti ci sono sempre. Soltanto che rischiano di rimanere sommersi nel mucchio».
Di Palo: «È giusto parlare di "scena genovese". Prima dei New Trolls, suonavo con alcuni componenti dei futuri Delirium. Fui io, poi, a presentare loro un giovanissimo Ivano Fossati, con cui diedero vita al gruppo di "Jesahel"».
I New Trolls sono noti per il leggendario "Concerto Grosso", primo, serio esperimento italiano di fusione tra pop e barocco. Al primo, del 1971, ne seguì un altro cinque anni dopo. E adesso ci potete confermare che…?
De Scalzi: «…che il terzo è stato composto e lo stiamo registrando proprio in questo periodo. Finirà nel nuovo disco e sarà qualcosa di grande: otto movimenti, anziché i quattro canonici. Chi sarà al Carlo Felice potrà ascoltarne un estratto, una specie di anteprima».