Quarant’anni e non li dimostrano I Manhattan Transfer cavalcano ancora

Doppio spettacolo stasera al Blue Note di via Borsieri per i Manhattan Transfer, entusiasmanti star del vocal jazz, da tre decenni protagonisti di travolgenti performance dal vivo. E se lo spettacolo delle 21 al club dell'Isola è tutto esaurito, c'è ancora una discreta disponibilità di biglietti per la replica delle 23 (prenotazioni all'899700022), a dire il vero a prezzi tutt'altro che popolari (80 euro!). Il gruppo - che, com'è noto, prende il nome da un celebre romanzo dello scrittore John Dos Passos - muove i primi passi nel 1969 a New York City su iniziativa di Tim Hauser (1941), che insieme a Janis Siegel (1952), Alan Paul (1949) e Cheryl Bentyne (quest'ultima, classe 1954, è entrata nel gruppo nel '78) forma il quartetto, con l'intento di sviluppare le prospettive del «vocalese», un termine con cui in genere si vuol definire lo swing vocale che utilizza il canto come puro strumento musicale. Grazie ad una straordinaria tecnica, a un grande senso dello swing e a una forte carica di humour, sono stati in grado di costruire armonizzazioni, incastri sonori, guizzi solistici e d'insieme davvero contagiosi che hanno permesso loro di poter contare su un pubblico ben più ampio di quello dei puristi di jazz. Il percorso artistico dei Manhattan Transfer è stato scandito da una serie di album raffinatissimi come Mecca for moderns, Vocalese (3 Grammy Awards), Bodies and souls, Extensions (con una memorabile versione di Birdland), Bop doo wopp, dove il loro swing jazz viene ulteriormente rivitalizzato attraverso la nuova linfa del pop e di altre contaminazioni. Proprio con Birdland, il celeberrimo brano di Joe Zawinul, hanno conquistato una popolarità mondiale, consolidata poi dalle successive esplorazioni delle radici melodiche della world music, soprattutto brasiliana; popolarità che non ha ancora esaurito la sua corsa.