Quarant’anni per raccontare Sampierdarena

(...) con chi vedi per strada, ti saluta e ti ringrazia per quello che fai. E quelli che incontra lei somigliano tantissimo a quelli che incontriamo noi. Magari sono persone diverse, ma ragionano allo stesso identico modo e sono quelli che ci fanno andare avanti.
Contro la «famiglia», con le virgolette, che occupa la cultura genovese e che si è presa la città, noi opponiamo la famiglia senza virgolette. La famiglia dei lettori del Giornale che voglio ringraziare pubblicamente una volta di più, anche per gli straordinari risultati che stiamo ottenendo negli ultimi tempi: vendite con il segno positivo da mesi e mesi, in un periodo certo non florido per l’editoria, e pubblicità in costante crescita, circostanza di cui ringraziamo anche tutti gli agenti Arcus e gli inserzionisti, che ci permettono sempre più spesso di arrivare a dodici pagine.
Numeri importantissimi, dolcissimi e poetici, per quanto poetico possa essere un numero. Ma numeri che sono nulla rispetto ai vostri sorrisi e ai vostri sguardi quando ci incontriamo per strada, in redazione o ci sentiamo al telefono.
Vedersi con il Giornale in mano, sorridersi, presentarsi e parlarsi - e recentemente mi capita spessissimo - è una delle emozioni più grandi, il vero valore aggiunto del nostro lavoro. E il vostro sguardo, il nostro conoscersi e ri-conoscersi, l’essere una Genova e una Liguria migliori senza farlo pesare, è il miglior contratto integrativo del nostro lavoro. Belle facce di belle persone.
Forse, caro Spera, saremo «anomalie del sistema». Ma, mi creda, sono lietissimo di esserlo.