Via Quaranta torna in prefettura: soluzione vicina per i 500 alunni

Ferrante: «La scuola è illegale e resta chiusa. Il vero problema sono i contenuti didattici»

Gianandrea Zagato

Metodo: gli islamici «hanno la necessità di capire le regole e i percorsi della legge italiana». Strategia «per trovare una soluzione» che «non è solo il modello della scuola paritaria» per i cinquecento bambini «iscritti» alla scuola islamica di via Quaranta che, ieri, non sono tornati sui banchi dopo la lettera del Comune che ha chiuso la scuola per motivi igienici e strutturali. Ma, attenzione, l’istituto in zona Corvetto «resta chiuso» perché «così com’è non può funzionare».
Avvertenza firmata da Bruno Ferrante che ha le idee chiare sull’approccio a quest’emergenza: «Se ci ponessimo solo il problema dell’agibilità sarebbe un grave errore, bisogna considerare, invece, anche i contenuti didattici e il modello educativo». Valutazione che il prefetto di Milano rimarca come obbligata per la condivisione del problema e per identificare la strada d’uscita. Dato di fatto che i rappresentanti della scuola islamica e quelli del centro di cultura islamica di viale Jenner fanno sapere di accettare, «ci atteniamo alle indicazioni del prefetto e speriamo che i ragazzi possano così tornare presto a studiare». Sola risposta possibile «per risolvere la situazione, anche noi non vogliamo vivere per sempre nell’illegalità» osserva Abdel Hamid Shaari, direttore del centro di viale Jenner.
Virgolettato che, chiosa il direttore scolastico Mario Dutto, sigla «il raggiungimento dell’accordo generale» dopo due ore di discussione: «C’è l’intesa su un percorso comune. Ora seguiranno altri incontri operativi con i rappresentanti della scuola di via Quaranta». Primo appuntamento oggi sempre in Prefettura ma allargato a docenti che già hanno avuto contatti con la scuola di via Quaranta. Incontro contrassegnato da un comune denominatore, sostiene Dutto: «A tutti gli studenti dobbiamo garantire una buona carriera scolastica nel rispetto anche della loro cultura. Il problema va quindi visto nel suo insieme: rispettare le norme dello Stato garantendo la propria cultura». Unica possibilità, annota il prefetto, per «ragionare con spirito collaborativo» sapendo che «le strade non sono due - stare dentro la legge o fuori la legge - ma una sola: stare dentro la legge». Ma dal ventaglio di «soluzioni» esaminate al vertice di palazzo Diotti va esclusa quella della scuola paritaria - possibilità temporalmente impossibile, «bisognerà attendere il prossimo anno scolastico» - e pure la frequentazione dei cinquecento bambini «in una sola struttura pubblica» annota il direttore scolastico regionale. E dal «ventaglio di soluzioni» è pure esclusa quella dell’«istituzione di una scuola per stranieri» che non è ritenuta «ideale» non dando garanzie di integrazione reale. Naturalmente, il tempo non è un alleato perché «quello a nostra disposizione per dare una risposta è davvero poco» e i bambini non possono restare «indietro» senza istruzione anche se, butta là Dutto, «le porte delle scuole italiane restano sempre aperte».
Disponibilità «a breve», massimo entro tre settimane, a un inserimento non traumatico con «in quel caso» la disponibilità di Palazzo Marino «a collaborare a qualsiasi progetto approvato dal ministero» fa sapere l’assessore Bruno Simini. Opportunità già scelta, ieri, primo giorno di scuola da quattordici ragazze che frequentavano la struttura di via Quaranta: «Vuol dire che è una strada percorribile, che è la soluzione più a portata di mano già percorsa da migliaia di famiglie arabe che hanno scelto questo passaggio con profitto e soddisfazione» aggiunge l’assessore di Palazzo Marino. Che rimarca come la «chiusura» di via Quaranta non sia avvenuta, come detto in questi giorni, «per igiene e inadeguatezza degli spazi» ma «è stata una chiusura culturale, di un’esperienza che è nell’illegalità». Replica diretta al centrosinistra che grida alla repressione, alla persecuzione e non s’accorge così di non favorire l’integrazione. Quel modello di accoglienza e di legalità che, ieri, il prefetto ha offerto a cinquecento bambini.