«Quarantatré», gli anni del ricordo

Qui, in Quarantatré di Elisabetta Severina (Instar Libri, pagg. 109, euro 12) tutto ha inizio a partire da una perdita. E viene raccontata una vita che altro non è se non la rielaborazione permanente d’un lutto. Dove chi manca ritornerà come fantasma con molti volti e molti ruoli: termine di confronto, custode della vita in ombra, figura giudicante o giustificatrice. Eppure, il racconto di chi resta non compie nessun tentativo volto a trasfigurare l’assente in immagine mitica, archetipa, angelicata. La lascia, al contrario, nello stato di ricordo puro. Certo, c’è una gestione assolutamente lineare, perfino ingenua della memoria. Ma è il libro intero a essere (lodevolmente, va detto) ingenuo, lontano dalla letterarietà. Con pagine in fondo strane, in bilico tra l’autobiografia e il diario.