Le quarantenni in crisi di identità

Jennifer Aniston e Frances McDormand tra le interpreti della commedia di Nicole Holofcener

Alessandra Miccinesi

Amori in primo piano. Aspettando di sapere se gli applausi al termine della proiezione ufficiale saranno il giusto viatico per la conquista del Leone d’Oro, La stella che non c’è di Gianni Amelio è già nelle sale. Liberamente tratto dal romanzo di Ermanno Rea La dismissione, il film inizia dove finisce il libro. Convinto che uno degli altoforni venduto agli acquirenti cinesi sia difettoso, Vincenzo Buonavolontà (l’eccellente Sergio Castellitto), operaio di fabbrica specializzato nella manutenzione, vola in Cina per dare ai compratori una nuova centralina idraulica per evitare incidenti. Nel suo pellegrinaggio in terra straniera il manutentore italiano è accompagnato da una giovane cinese (l’esordiente Tai Ling), e con lei raggiunge i confini della Mongolia scoprendosi radicalmente diverso da quel che credeva; più che una catarsi o semplice metafora, però, il viaggio di Vincenzo Buonavolontà nel Paese del Sol Levante è l’occasione per scoprire che il percorso, spesso, vale più della meta (in 14 sale).
Tinelli minimalisti e idiosincrasia da fumo, personal-trainer per donne sole e lussuose cene di beneficenza, chiacchiere confidenziali e shopping furente. Parla di donne sull’orlo della crisi di mezza età Friends with money, la commedia scritta e diretta dall’acuta Nicole Holofcener, che strizzando l’occhio alla satira intellettuale di Woody Allen affronta il terremoto emotivo di quattro benestanti e disilluse amiche di Los Angeles. Jennifer Aniston, Joan Cusak, Catherine Keenser e Frances McDormand, amiche dai tempi della scuola e ormai donne fatte, danno vita a un carosello di situazioni ordinarie (crisi coniugali, naufragi professionali, insoddisfazioni private e ansie collaterali) dando di matto per un parcheggio rubato dall’automobilista cafone o per un campioncino negato dal commesso del grande magazzino. Tra risate, lacrime e paradossi, il film pizzica le corde emotive di una generazione (le quarantenni) rassicurata solo dalla solidità del conto in banca e supportata dallo status sociale, ma sempre affamata d'amore (Barberini, UGC, Warner Parco de' Medici).
Fuori concorso a Venezia arriva sugli schermi Belle toujours del quasi centenario Manoel de Oliveira. Omaggio al capolavoro di Luis Bunuel del ’67 che, rifiutato al Festival di Cannes, conquistò il Leone d’Oro in laguna. Trentotto anni dopo, i due personaggi di Belle de jour si rincontrano. Lui (ancora Michel Piccoli) conosce un segreto che potrebbe rivelare verità sul passato di lei, e si mette a pedinarla. Lei (Bulle Ogier, che sostituisce la Deneuve) fa di tutto per evitare di incontrarlo, ma alla fine capitola per un invito a cena: il faccia a faccia tra i due segnerà l'inizio di un nuovo gioco (Metropolitan, Mignon, Nuovo Sacher).