La quarta Inter Mancini cambia ancora

Per la prima volta, l’«imperatore» brasiliano non è più insostituibile

nostro inviato ad Appiano
Turnover sì, turnover no: è il dubbio amletico di questo inizio di stagione. Adriano Galliani lo considera l’arma letale dei rossoneri, Roberto Mancini invece di turnover non vuole sentire parlare (ma oggi mette in campo la quarta formazione diversa in altrettante gare). E il Mancio si arrovella però su quella che è diventata una autentica palla al piede dell’Inter: Adriano.
«Lisbona è già alle spalle, abbiamo digerito l’immeritata sconfitta ben sapendo di non aver giocato una grande partita e ora ci buttiamo sulla Sampdoria con la voglia matta di vincere (l’altro anticipo è Reggina-Cagliari, ndr)», è l’esordio del tecnico nerazzurro che non mette in croce la squadra per la pessima figura portoghese, ma si perde nei numeri e nelle tattiche, contorcendosi sul 4-4-2 piuttosto che sul «rombo», su Figo assist man e sulla naturale intesa tra Ibrahimovic (che ha detto no alla nazionale per le gare in ottobre con Spagna e Islanda) e Crespo. Con Adriano che da insostituibile e unico che poteva fare la differenza (vedi proclami manciniani delle due passate stagioni) viene messo ora sullo stesso piano di Ibra, Crespo e Cruz. Un bel passo indietro per il brasiliano e anche Mancini lo sa.
«Faccio per Adriano quello che faccio per gli altri, cerco di stargli vicino e di metterlo nelle migliori condizioni per fare bene. Sono convinto che ha le qualità giuste, purtroppo può capitare di non riuscire a evidenziarle. Non possiamo indicare sempre Adriano colpevole tutte le volte che le cose non vanno al meglio. Spero che torni a essere quello che era prima, tutti lo speriamo». Adriano quindi ridimensionato, che dovrà faticare a trovare un posto nell’undici titolare, una considerazione che fa sussultare Mancini: «Adriano è pronto a scendere in campo, ma questo è un discorso che vale per tutti anche perché ci sono tante partite, una ogni tre giorni e bisogna anche cambiare. In questo momento è migliore la condizione di forma di Crespo. E probabilmente, sino a quando Adriano, Ibra e Crespo non si conosceranno al meglio, vista la condizione generale e avendo in Hernan il classico uomo da area, è preferibile la coppia tra Ibra e Crespo. Anche perché lo svedese e Adriano hanno fatto solo due gare insieme e un po’ devono conoscersi e lo stesso discorso vale se dovessi schierare Adriano e Crespo che si conoscono pochissimo. In questo momento conta la condizione fisica, chi è al meglio gioca».
Adriano bocciato dunque, almeno per ora e spazio al turnover (ma Mancini non lo dice), anche perché mercoledì prossimo all’Olimpico ci sarà la Roma, guidata da un certo Pizarro dal dente avvelenato. In difesa, col dilemma al centro tra Samuel e Materazzi, anche sulle fasce si pone il problema di uno tra Maicon e Grosso, entrambi con caratteristiche più offensive che difensive, mentre a centrocampo Mancini dovrà colmare il buco dell’assenza (per tre settimane) dell’insostituibile Cambiasso. E intanto Figo che ha già bisogno di rifiatare. Insomma, turnover no, ma tanti cambi sì e in una squadra che non ha ancora trovato, quanto a gioco, la quadratura del cerchio, il cammino si presenta in salita e i dubbi sulle qualità di Mancini aumentano.