Il Quartetto Berg si scioglie: ora è nel tempo e nella storia

Non potendo fermare il tempo, il Quartetto Berg si ritira dopo quarant'anni di formidabile attività, prima di un logorio di cui nessuno avverte ancora nessun sintomo. Non c'è stato mai quartetto d'archi al mondo che sia riuscito a spaziare dalla musica del Settecento a quella d'oggi con tanta convincente forza, con tanto rispetto per gli autori e i linguaggi, e tanta consapevolezza di dare un segno grande di perfezione. Alla Società del Quartetto di Milano, tappa della tournée d'addio, ha offerto un concerto in cui il padre della classicità Haydn, l'amato e lacerante Berg, il sommo Beethoven del quartetto opera 132, calibrati in ogni arcata, in ogni respiro, nascevano come nuovi. Günther Pichler e Gerhard Schulz, i violini, Isabel Charlslus, la viola che ha sostituito eccellentemente Thomas Kakuska recentemente scomparso, e il violoncello Valentin Erben, lasciandoci in bellezza fra l'affettuosa disapprovazione generale, sono entrati grandiosamente nel tempo vero, quello della memoria e della storia.