Quartetto d’archi a villa Durazzo

Santa Margherita Ligure è riuscita nuovamente ad accaparrarsi uno dei più prestigiosi e famosi quartetti d’archi di oggi, il «Leipzig string quartet», e oggi a partire dalle 21, a villa Durazzo, lo ospita nell’ambito del festival internazionale «Musica in villa» promosso dal Circolo Amici di Santa Margherita Ligure e del Tigullio. Il quartetto, specializzato nell’esecuzione di musica contemporanea e di quella composta fra il 1900 e il 1940, con un repertorio tratto dalle opere di più di cinquanta autori diversi, non è l’unico ospite della villa, che ha già visto l’esibizione del violinista Pavel Berman del «The Auer string quartet», del duo Andrea Griminelli-Gianpaolo Bandini e del «Quartetto Savinio», che ha dato inizio alla scintillante stagione a villa Durazzo.
Reduce dal successo in oltre quaranta paesi, con veri e propri tournée mondiali che lo hanno portato dal 1988 nelle città più importanti del mondo, il quartetto, composto da Andreas Seidel e Tilman Büning al violino, Ivo Bauer alla viola e Matthias Moosdorf al violoncello, presenta un programma impegnativo, con quelli che vengono definiti dei «veri e propri capisaldi assoluti della musica quartettistica», come ci tiene a sottolineare Ezio Piola, direttore artistico del festival. Per cominciare la passionalità drammatica del quartetto KV387 di Mozart, ispirato al maestro Joseph Haydn, ma allo stesso tempo scostandosene, e caratterizzato da un finale che rappresenta per Piola «la più alta e ingegnosa sintesi tra la fuga e la forma sonata». Si prosegue con il quartetto Op.18, n°6 di Beethoven, che è un po’ un punto di svolta nella produzione del suo autore, dato che presenta un amalgama di emozioni e tecniche di composizione diverse: un unico e ritmico dialogo fra le corde degli strumenti, che si conclude con «La malinconia». Un adagio, allegretto quasi allegro, che Piola non esita a definire «fluttuazione musicale», scritto con l’audacia stilistica che caratterizza il Beethoven poco prima della completa sordità.
Il concerto si chiude con un’opera di Brahms, ancora una volta ovviamente scritta per un quartetto d’archi, e una volta di più influenzata dal genio di Haydn, con cui gli autori si sono dovuti confrontare, in amicizia o in invidia, con un qualche spruzzo di note più tipiche di Schumann e del suo sogno musicale.