Un quartiere da abbattere e ricostruire: in due anni esperimento alle "Casette"

In via Barzoni sei palazzi saranno demoliti per far posto a 120 nuovi
appartamenti Il modello: affitti a canone sociale, spazio ad asili e
centro anziani. Amianto smaltito

Dalla teoria alla pratica. Il famoso concetto del mix sociale esce finalmente dai convegni ed entra nel concreto. Famiglie in difficoltà vicine di casa a studenti, giovani coppie, il cosiddetto ceto medio che fatica a pagare l’affitto al prezzo di mercato. Per creare il «numero zero» - da replicare all’infinito nei casermoni della periferia - Comune e Aler hanno scelto il quartiere popolare di via Barzoni, meglio conosciuto come «le Casette», a sud-est di Milano. Come non succedeva dagli anni Sessanta, tutti e sei gli edifici - sessanta alloggi in tutto - verranno demoliti per ricostruire da zero 120 appartamenti nuovi di zecca, il doppio degli attuali, con tanto di servizi comuni (dall’asilo al centro anziani), standard di efficienza energetica, eliminazione dell’amianto ancora presente negli edifici. Settanta alloggi verranno affittati a canone sociale, venti a canone moderato e trenta ad affitto convenzionato per almeno otto anni, con la possibilità di riscattare in futuro l’alloggio. Il presidente dell’Aler, Loris Zaffra, ammette che per via Barzoni «si tratta di un piccolo intervento», che verrà portato a termine nel giro di due anni (i cantieri potrebbero aprire già in autunno). Ma l’importante è partire, e guardare all’obiettivo finale: creare un buon esempio concreto per convincere i residenti degli altri quartieri popolari più ampi ad abbassare le resistenze. «Vogliamo applicare la formula “abbattere per ricostruire” nelle situazioni più complesse, dove costa meno rifarli nuovi che ristrutturarli - spiega Zaffra -. Ma spesso incontriamo le resistenze degli inquilini, che preferiscono continuare a vivere in alloggi vecchi piuttosto che lasciarli provvisoriamente per darci il tempo di riedificarli». È successo ad esempio in via Salomone, dove un’operazione simile è saltata. E ce ne sarebbe invece bisogno, tanto per citare il caso più critico, in piazza Tirana, dove circa 400 alloggi su 2.600 sono «sotto soglia», cioè non agibili.
L’assessore comunale alla Casa Gianni Verga riassume la procedura: l’area delle Casette è di proprietà di Palazzo Marino, ma con un protocollo di intesa siglato con Aler viene ceduta all’azienda che demolirà gli edifici, li ricostruirà e si prenderà carico a intervento finito della gestione. Insieme, partecipano al bando della Regione per ottenere i fondi ministeriali che consentono di realizzare il progetto, che ha un costo complessivo di quasi 16 milioni di euro (quasi otto cofinanziati da Stato-Regione, circa 7,4 da Aler e 457mila dal Comune). Verga assicura: «Seguiremo un modello di progettazione condivisa, coinvolgendo i cittadini» e il piano di mobilità verrà concordato con le 53 famiglie inquiline, «durante i lavori contiamo di trasferirle provvisoriamente in aree limitrofe». Una torre più alta e la tipologia «a ballatoio» ospiteranno gli alloggi a canone popolare, altre due strutture a due piani avranno tagli su misura delle giovani coppie, più adatte agli anziani saranno le casette ad un piano nella parte centrale del nuovo quartiere, che avrà spazi verdi aperti anche ai cittadini. Trasformare i grandi caseggiati popolari della città «è una sfida - afferma Zaffra - e anche un riscatto: alcuni quartieri sono diventati pagine di storia dell’architettura, è una logica da recuperare».