Un quartiere che muore ai tempi della crisi

<strong>Reportage </strong>/ Lo<strong> </strong>Slavic Village di Cleveland, storico quartiere degli immigrati polacchi o boemi che stava diventando trendy, sta morendo in uno squallore inimmaginabile nell'America del Duemila. Perché: la risposta si chiama mutuo subprime

Cleveland - James e Michelle trattengono a stento le lacrime, mentre i loro tre figli giocano in giardino. Cinque anni fa avevano creduto di poter realizzare il loro sogno americano, modesto per la verità: una casa in legno di quattro stanze con garage alle porte di Cleveland. Si erano lasciati affascinare dallo Slavic Village, lo storico quartiere degli immigrati polacchi o boemi che stava diventando trendy: sempre più richiesto con quella sua aria gradevolmente un po' rétro, ma adatto alle famiglie e non lontano dal centro. Una scelta ideale, in teoria sicura; visti i prezzi che continuavano a salire.

Sono bastati pochi mesi per cambiare tutto. Oggi lo Slavic Village sta morendo, in uno squallore inimmaginabile nell'America del Duemila. Cammini per le sue strade e ti sembra di essere tornato nel Bronx degli anni Ottanta per sporcizia e desolazione. In giro quasi nessuno se non anziani e giovani dalle facce poco raccomandabili.

Ti chiedi perché e non tardi a trovare la risposta; si chiama mutuo subprime. «Fu la mia banca a propormelo e sembrava davvero un affare: coprivano il 95% del prezzo a fronte di una rata molto bassa per quarant'anni. Non mi avevano avvertito, però, che dopo tre anni quell'importo sarebbe triplicato», racconta James, impiegato di 37 anni, «ma il cognome non lo scriva perché mi vergogno». Lui e sua moglie, una commessa di 33 anni, hanno tirato la cinghia per diversi mesi, ora però non ce la fanno più e il prossimo primo gennaio la loro casa verrà sequestrata e messa all'asta. Ma nessuno la comprerà, se non a prezzi simbolici: su Internet un californiano se n'è aggiudicata una per un dollaro; altri per 700 dollari, meno di un televisore al plasma.

Il subprime è come un cancro: quando una casa viene confiscata quelle vicine perdono automaticamente valore e se nella zona la maggior parte dei residenti ha contratto quel tipo di mutuo il risultato è facilmente prevedibile: intere vie diventano spettrali.
Al 7506 della Klonowski Street i proprietari hanno abbandonato sulla veranda i giochi dei figli, un triciclo, un canestro di plastica, simboli di una felicità recente. «Il problema - mi spiega Jim - sono i vandali. Non appena si accorgono che una casa è stata abbandonata entrano e saccheggiano tutto». Basta camminare una ventina di metri per averne la prova: al 7510 non è bastato inchiodare una tavola di compensato per scoraggiare gli squatter: la porta è divelta, alcuni vestiti abbandonati per terra. «Sfasciano pareti e pavimenti alla ricerca di fili di rame, materiali riciclabili, legno», spiega. E così facendo riducono a zero il valore dell'immobile. Chi vuole una casa completamente da ristrutturare? Meglio demolire ed è ciò che iniziano a fare le autorità locali, nella speranza di convincere gli abitanti a restare. Forse vana: senza abitanti le attività commerciali chiudono. Il parrucchiere? Abbandonato. La rivendita di elettrodomestici? Ha le vetrine spaccate. Angelo's Pizza? In ferie a tempo indeterminato. Resistono solo alcuni supermercati e i benzinai.

Lo Slavic Village è spettrale e la sua realtà una delle più drammatiche degli Usa. Ma non c'è un solo Stato che sia stato risparmiato dalla crisi dei subprime. Nevada, Michigan, Florida, persino California, ad esempio Victorville: nel 2007 era al secondo posto nelle classifica nazionale delle città in espansione, ora interi condomini, appena costruiti, restano invenduti.

Sono tre milioni le famiglie americane che hanno perduto o rischiano di perdere la casa e che rappresentano una delle incognite di queste elezioni. Come voteranno? Ascolteranno le promesse di McCain, che vuole stanziare 300 miliardi per tamponare l'emorragia delle ipoteche, o crederanno alle promesse assistenzialiste di Obama? I sondaggi non riescono a dare risposta. È l'ultimo mistero, forse decisivo, di un'America al cardiopalma.