Un quartiere costruito con un’edilizia a schema libero

Gratosoglio è disordinato. «Edifici distribuiti secondo un impianto morfologico a schema libero» dicono gli urbanisti. Palazzoni prefabbricati distribuiti qua e là senza un ordine logico preciso.
Anche le strade subiscono l'influenza della schizofrenia e della velocità, caratteristiche del boom edilizio degli anni '60. Curve e contro-curve, pochi rettilinei, piazze neanche a parlarne. Il quartiere, costruito tra il 1963 e il 1971, è diviso in due.
La zona Nord, costituita dalle «stecche» con le facciate rosse e azzurre. Casermoni da sei scale per facciata, 12 palazzi in uno solo. La zona Sud, con le torri bianche. Il problema più grosso, guardando all'urbanistica, è la prefabbricazione della totalità dei condomini. Monoblocchi difficili da gestire, soprattutto con il passare del tempo.
Le statistiche dicono che nel quartiere appoggiato a via Dei Missaglia vivono quasi 5 mila persone. Secondo i dati Aler gli edifici sono 52, 3.962 gli alloggi, 3.864 le famiglie residenti. La riqualificazione dell'edilizia residenziale pubblica prevista nel contratto di quartiere riguarda 18 «stecche», per un totale di 1.341 appartamenti. I lavori sono molteplici. Si va dalla ristrutturazione edilizia alla sostituzione dei parapetti in amianto. Poi il piano del colore, l'inserimento di nuovi ascensori, l'adeguamento degli impianti, elettrici e termici, l'incremento degli spazi interni. Un'attenzione particolare sarà rivolta anche agli spazi verdi.
A Gratosoglio i giardini non mancano, ma anche questi avranno bisogno di un processo di riqualificazione.