Il quartiere ostaggio dei banditi: «Adesso ci difendiamo da soli»

nostro inviato ad Aprilia (Latina)
«Sono qui da otto mesi. E ho subito otto tentativi di furto. L’ultimo pochi giorni fa, li ho visti dalla vetrina, sono uscito e gli ho sparato dietro, ma li ho mancati. No, non direi che è andata bene a me. È andata bene a loro». Il gestore del bar-distributore di benzina passa lo straccio sul bancone e prende un respiro profondo: «Mi dispiace ma non ho dubbi. Il collega per me ha fatto bene». Il «collega» è Davide Mariani, l’uomo che alle tre di notte di ieri ha sparato al 21enne romeno Daniel Margineau che aveva appena svaligiato la sua tabaccheria. E la palazzina rosa dove Mariani abita con la famiglia è solo poche centinaia di metri più avanti.
Via Fossignano è una striscia d’asfalto che corre snodandosi tra villette e campagna, tra l’Ardeatina e la Pontina. Siamo nel comune di Aprilia, ma a sentire chi ci vive questa è terra di nessuno. «I veri romeni - quelli dimenticati, marginalizzati, senza diritti - siamo noi», sibila Enzo nel piazzale dove poche ore prima si è accasciato per sempre il rapinatore. Abita con la moglie accanto al piccolo edificio che ospita, oltre alla tabaccheria di Mariani, una farmacia, un bar e una pizzeria. «Hanno tutti le loro ferite, qui. La farmacia è stata rapinata sette volte. Anche il tabaccaio con stanotte è arrivato a sette, e pure il bar ha avuto le sue visite. Ma chi non le ha avute?», sospira una signora in camicia rossa scuotendo la testa. «Ma chi le conta? Chi le conta più le rapine?», interviene un anziano.
È il suocero del tabaccaio, sta qui fuori aspettando notizie del marito della figlia, in caserma dal mattino. Anche lui con una quindicina di vicini e amici presidia il teatro del fattaccio, e qualcuno promette azioni dimostrative se Davide non verrà rilasciato. «Ci incateneremo, o faremo una fiaccolata. Non è possibile che alla fine paghi lui», dicono agguerriti. Ma poi arriva la notizia che Mariani è stato rilasciato e torna la calma. Restano solo il sangue secco sull’asfalto, la serranda tagliata e i cerchi di gesso tracciati intorno ai bossoli a ricordare cosa è successo.
«Siamo abbandonati, la gente è esasperata», riprende il suocero. «I ladri che sono scappati stanotte hanno minacciato i miei nipoti, ma non vedo carabinieri qui a proteggerci», sbotta. Si affaccia per un secondo dal terrazzo sopra il piazzale anche la moglie di Mariani, i capelli biondi legati e la faccia di chi non ha dormito e non sa quando tornerà a farlo. «Povera donna, che brutto vivere nella paura», commenta una signora. «Siamo venuti qui da Campoleone, per portare la nostra solidarietà», spiega. E suo marito racconta di quando, un mese fa, ha installato un sistema di telecamere davanti a casa sua: «Avevamo troppe “visite”, così ho montato queste due videocamere sulla facciata di casa. Entro a controllare come si vedeva ma lo schermo era grigio: me le avevano fregate, strappate via dal muro in meno di un minuto».
L’aneddotica su furti, rapine, soprusi sfiora il surreale, c’è anche chi racconta di furti reiterati delle caditoie in rame, e dice che «alla fine le abbiamo messe in plastica così non le portano più via». Di convivenza qui non vogliono sentire parlare. «Questi non vogliono vivere con noi, questi vengono per rubare, non hanno un lavoro e girano in Ferrari, com’è possibile?», dice tagliente Angelo, allargando le braccia: «I carabinieri lo sanno: hanno anche scoperto il codice di segni che i ladri lasciano su cancelli e serrande prima dei colpi. Ma non cambia niente».
E così, in questo quadro da Far west, la tragedia dell’altra notte per molti era più che annunciata. «Sento in televisione che un tabaccaio ha ammazzato a fucilate un ragazzino e mi sembra un brutto sogno», interviene ancora la signora in rosso vicina di casa dei Mariani. «Davide lo conosciamo tutti, non è una testa calda, non è proprio tipo da fare cose avventate. Non ha sparato per difendere la “roba”, ma per difendere la sua famiglia e la sua vita. Che esistenza è passare le notti con la consapevolezza che da un momento all’altro suona l’allarme e ti trovi i ladri nel negozio sotto casa? Non si può accettare che tutto questo diventi la norma».
«Non cercate pietà qui, non oggi almeno», spiega Angelo accanto alla sua bici, sul portapacchi una cassetta di frutta. «Da qualche anno qui furti e rapine sono all’ordine del giorno. Non c’era bisogno che finisse ucciso un ragazzo per capire che bisognava intervenire. Ma nessuno l’ha fatto. Qui il controllo del territorio è una parola vuota. Paghiamo le tasse come chi vive ad Aprilia, ma non abbiamo polizia, carabinieri, non c’è nemmeno un ufficio postale».