Quartieri senza contratti

Una recente trasmissione televisiva, condotta dall'attenta Manuela Lichelli, ha toccato il tasto dei contratti di quartiere. Contratti decisi dall'amministrazione precedente del Comune e che oggi, sarà dovuto al cambiamento delle deleghe piuttosto che alle lentezze burocratiche, vede in difficoltà quartieri di grande superficie, come il Gratosoglio, San Siro, Molise, Mazzini e Ponte Lambro. Questi contratti prevedono che in zone degradate, dove le abitazioni hanno bisogno di rinnovamento, se non di rifacimento completo, si proceda ad una mobilitazione degli abitanti sistemandoli in luoghi diversi nel frattempo che il degrado è stato eliminato. Una mobilitazione che permette, cosa non irrilevante, anche un censimento di chi occupa queste abitazioni, nel senso del nucleo familiare, della provenienza, della cittadinanza e così via. Un programma quindi con una valenza rilevante, che però sembra procedere a rilento anche se i fondi per lavorare, che vengono da Stato, Comune, Regione e privati, in realtà ci sono. Un ritardo che purtroppo,per toccare solo i quartieri citati, riguarda la bellezza di 7240 alloggi e coinvolge 37mila persone, e sul quale c'è stato un riconoscimento dello stesso Formigoni. Queste righe mettono in evidenza come la grande Milano abbia nel suo ventre parecchie cose da mettere a posto. L'augurio è che l'amministrazione non si limiti a seguire il degrado dell'estetica, vale a dire quello che è bello o quello che è brutto, ma guardi operativamente a forme di degrado che incidono profondamente sulla vita di molti cittadini, e sono poi accostabili a fatti di cronaca poco piacevoli.