«È il quarto attentato da noi, non può essere solo un caso»

Il fratello della donna scampata: «Adesso va tutto bene, ma le autorità ci hanno detto di non parlare»

da Portogruaro (Venezia)

«La situazione è del tutto normale, va tutto bene. Di più non posso dire, le autorità ci hanno imposto il riserbo». Risponde cortese ma laconico al telefono di casa il fratello della giovane donna di Portogruaro che sabato ha scoperto sotto la sella della sua bicicletta un ordigno piazzato probabilmente da Unabomber.
L'uomo, sentito anch'egli come testimone dagli investigatori essendo intervenuto per primo in aiuto della sorella, ha dovuto fronteggiare al telefono per tutta la giornata le innumerevoli richieste dei giornalisti che si stanno occupando del caso. «Se mia sorella è ancora sotto choc? Non so nemmeno - risponde - se è mai stata spaventata veramente».
«Non può essere casuale che la città di Portogruaro sia stata interessata da 4 gravi episodi attribuiti a Unabomber», dice invece con voce preoccupata al telefono (si trova all’estero in vacanza, ndr), il sindaco di Portogruaro Antonio Bertoncello. «C'è la necessità - prosegue il sindaco - di intensificare le indagini per rassicurare i cittadini, non lasciando nulla di intentato».
«Bisogna rafforzare - aggiunge - il coordinamento tra le stesse forze dell'ordine, e tra queste e le istituzioni, perché vi sia la massima collaborazione».
Sulla possibilità di poter chiedere per Portogruaro misure speciali sul fronte della sicurezza, Bertoncello rimanda la questione al suo rientro in città, la prossima settimana.
Intanto ieri mattina il vicesindaco, Villotta, ha riunito i capigruppo in consiglio comunale e al termine è stato votato un documento nel quale si esprime «forte preoccupazione per il nuovo episodio attribuito a Unabomber, che segue quelli già accaduti nella città» (sono quattro infatti le trappole bomba, tutte sempre inesplose, scoperte negli anni a Portogruaro).
«Il consiglio comunale - prosegue il documento - esprime pieno sostegno alle forze dell'ordine impegnate nelle difficili indagini, condanna queste folli e spregevoli azioni tese a indebolire il senso di sicurezza della popolazione» e infine invita gli abitanti «a prestare particolare attenzione, segnalando tempestivamente alle forze dell'ordine qualunque episodio o oggetto sospetti».
E rabbia si legge nelle parole di Anita Buossi, la 66enne che il 2 novembre 2001 perse un occhio e una mano dopo l'esplosione di un ordigno piazzato nel cimitero di Motta di Livenza. «La mia vita è stata distrutta, ringrazio il Signore che questa volta il colpo è andato a vuoto ma lo devono prendere, non può continuare a fare del male», ha detto la donna.