«Il Quarto Stato in Comune? Gesto sovietico»

«Un gesto da vecchio dominio sovietico». Parola di Philippe Daverio, che attacca senza mezzi termini la proposta dell’archistar e assessore alla Cultura del Comune Stefano Boeri, avallata dal sindaco Pisapia, di spostare il Quarto stato di Pellizza da Volpedo, simbolo del museo del Novecento, per metterlo a Palazzo Marino, la casa dei milanesi. «Solo il potere sovietico - spiega Daverio - poteva decidere di togliere un quadro da una collezione o da una mostra per metterlo in un palazzo del governo».
La motivazione accampata da Boeri è che il quadro sarebbe esposto «in uno spazio troppo ridotto per poter percepire la potenza in movimento dle dipinto, diventa un piccolo innocuo ornamento». Il critico d’arte concorda sul fatto che l’opera che dà il la al percorso museale non sia valorizzata: «il quadro lì esposto effettivamente sta male, d’altronde tutta la collezione del museo al momento è molto disordinata, non si riesce a capire il filo logico del percoro espositivo. Il luogo naturale per il Quarto Stato è la Villa Reale, sarebbe perfetto in mezzo ai quadri di Segantini, che si aprono alla modernità».
Il sindaco sostiene che esporlo a Palazzo Marino significa restituirlo ai milanesi, riportarlo nella casa dei milanesi. «Ma Palazzo Marino non è assolutamente percepito come la casa dei milanesi - risponde secco il critico d’arte, asserssore alla Cultura sotto la giunta Formentini - Palazzo Marino piuttosto è il palazzo del governo che a fatica deve riconquistarsi la simpatia dei cittadini. Il gesto di Greppi che portò l’opera, comprata con una sottoscrizione pubblica, a Palazzo Marino come simbolo della ricostruzione era un gesto politico, se Pisapia intende fare un gesto politico di salvezza, si metta le camicia da garibaldino. Il simbolismo di Greppi che disse “pane e musica per rilanciare la città è certamente superiore alla capacità comunicativa di Boeri. La giunta Pisapia eviti di fare caricature grottesche».
Sulla stessa linea il capogruppo del Pdl Carlo Masseroli che parla di «pura follia, conferma lo spirito elitario e di parte di questo governo cittadino. Aggiungerei anche miope per l’attrattivita della nostra città. Ci sono almeno due evidenti ragioni a conferma di questo giudizio - prosegue -. È un’opera di livello internazionale che deve poter essere vista da tutti e non tenuta quindi in un luogo accessibile a sindaco e pochi altri. Il museo del Novecento è certo il luogo ideale. Ha un valore simbolico di parte che non puo essere associato ad un luogo istituzionale che per definizione non deve privilegiare una parte».
Contrario allo spostamento dell’opera firmata Pellizza da Volpedo anche l’ex assessore alla Cultura e presidente dell’Accademia delle Belle arti, Salvatore Carrubba: «Eviterei spostamenti di quadri in base al cambio degli assessori a Palazzo Marino. Quel quadro è stato pensato esplicitamente come inizio di un percorso espositivo nell’arte del Novecento, un progetto con cui Italo Rota ha vinto un concorso internazionale. Per me il quadro deve rimanere lì dov’è». Un «simbolo di Milano oltre che del socialismo milanese, quindi è giusto che torni a palazzo Marino in una sala sempre aperta al pubblico» difende la proposta Roberto Biscardini, non a caso segretario del Psi e consigliere comunale. Così Roberto Caputo, capogruppo del Pd in Provincia: «Il dipinto deve tornare in Comune. Milano è sempre stata la capitale del socialismo, la città di Turati, vero laboratorio riformista e politico».