Quartullo e le risate «terapeutiche»

«Molti anni fa, senza motivo, comprai una giacca nera con il collo zeppo di borchie metalliche: è rimasta chiusa nell’armadio fino a stamane, giuro, e solo oggi capisco il senso di quell’acquisto». Un fatalista Pino Quartullo - in gran forma con la sua giacca da rockettaro e t-shirt viola con su scritto psyco-cowboy -, in vena di rompere più di un tabù sia fuori che dentro la scena, racconta perché tra tanti titoli ha scelto di rappresentare Ultima chiamata la bizzarra commedia di Josiane Balasko che affronta, sdrammatizzandolo («ogni battuta in scena è una risata»), il tormentato rapporto dell’uomo con la morte.
«Si tratta di un testo terapeutico - dice Quartullo senza giri di parole - e tra paradossi e verità ci fa capire che siamo tutti appesi a un filo. Abbiamo solo una vita e bisogna viverla bene». Tradotta da Marzia Spanu e adattata dallo stesso Quartullo, che oltre a curare la regia veste i panni del protagonista - un cantante famoso, arrogante e nevrotico che non ha mai conosciuto sua madre e nell’arco di una notte scoprirà che la vita non è solo fama, capricci e denaro -, la commedia terrà il cartellone della Sala Umberto fino al 25 maggio. Nel cast, oltre a Gianni Fusini, Roberto Fazioli e Lavinia Savignoni, nei ruoli di tre fantasmi che, a turno, si materializzano nella stanza d’albergo della popstar Alex Martini, dimostrandogli che il successo rischia di svilire l’esistenza, spicca il nome di Paola Tiziana Cruciani. L’attrice, collega di Quartullo dai tempi del Laboratorio di esercitazioni sceniche di Gigi Proietti, interpreta il ruolo che fu della Balasko nella rappresentazione teatrale del 2006 a Parigi: la prostituta-traghettatrice di anime, un omaggio dell’autrice, presente ieri sera in platea per il debutto, al film di Jean Cocteau Orphée. «Io farò di tutto per resistere a quest’angelo vestito da meretrice che traghetta anime per punizione divina. Le dico che non posso andarmene perché devo finire di registrare il mio disco e che sono giovane e ricco - racconta Quartullo -, ma lei mi dimostrerà che nella vita sono stato un egoista, uno che viveva di corsa e disattento al prossimo». La commedia inizia a sipario chiuso sulle note della canzone Troppo presto te ne vai, titolo presago che è anche il leit motiv dello spettacolo. La scena, scarna e minimalista (luogo simbolo del processo), esalta il cromatismo dei personaggi: fantasmi di un passato che ritorna, mamma compresa. «È un loft bianco con una porta al centro, ideale punto di fuga che deriva dai miei studi d’architettura - chiosa l’attore impegnato sia in teatro che in tv (Distretto di Polizia, Amiche mie e Provaci ancora prof) -. Ma la porta è sprangata e io non posso fuggire». Paura della morte? «È una cosa alla quale penso solo per ridimensionare il quotidiano - sorride Quartullo -. Il mio motto è “pensare in maniera cosmica”. Quanto al dopo, siccome sono cattolico mi aspetto un aldilà. Magari anch’io come Alex incontrerò una simpatica traghettatrice di anime». Firma le scene Gianluca Amodio, costumi di Helga Williams, musiche di Roberto Fia arrangiate da Massimo Berni.