Quasi 1,7 milioni al giorno Ecco i veri costi della missione

Andrea Nativi

I soldi previsti dal governo per finanziare la partecipazione italiana alla missione Onu Unifil 2 in Libano non bastano e i militari sono preoccupati. Ancora deve essere decisa la consistenza precisa del contingente, ma le cifre circolate in questi giorni, che indicano un onere di 150-160 milioni a semestre, ipotizzando un impegno di 3.000 uomini, sono considerate troppo ottimistiche.
Del resto basta considerare che la missione Isaf in Afghanistan costa quasi 280 milioni di euro ogni sei mesi e impiega poco meno di 2.000 uomini, quella Antica Babilonia in Irak costa oltre 300 milioni a semestre con circa 1.700 uomini. E non sono solo queste missioni in teatri remoti a risultare così dispendiose, se si considera che la missione Kfor in Kosovo, che si svolge praticamente nel cortile di casa dell'Italia e che è relativamente «tranquilla», a oltre un lustro dal suo inizio, costa comunque poco meno di 160 milioni a semestre pur impegnando 2.300 soldati.
Pensare quindi di contenere i costi in poco più di 150 milioni ogni 6 mesi inviando 3.000 soldati in Libano è utopistico. Per di più proprio la fase iniziale, nella quale bisogna pagare il trasferimento in teatro di uomini, materiali, sistemi d'arma, attrezzature risulta sempre la più costosa. C'è anche da costruire una o più basi operative e logistiche, assicurarne la protezione e la piena funzionalità. E, dato il tipo di missione, occorrerà anche schierare mezzi pesanti, sofisticati e di impiego costoso: dagli elicotteri ai carri armati e ai mezzi di combattimento della fanteria, dalle unità navali, compresa la portaerei Garibaldi che servirà inizialmente sia da unità comando sia da fulcro delle capacità di supporto del contingente, ai vettori aerei.
Inoltre le dotazioni dei reparti inviati in Libano dovranno essere integrate e migliorate in funzione delle condizioni climatiche, del tipo di terreno e soprattutto delle finalità della missione e del livello della minaccia.
Se davvero l'Italia vuole mettere in campo 3.000 uomini il conto salirà rapidamente verso 300 milioni a semestre, il doppio della cifra di cui si è finora discusso. Quasi 1,7 milioni di euro al giorno. E nessuno si fa illusioni circa la durata della missione: l'Unifil 1 è iniziata nel 1978 ed è ancora attiva, la Unifil 2 rischia di diventare una missione «permanente», come accade per tante operazioni di pace Onu.
Alla Difesa quindi vogliono essere sicuri che il dimensionamento del contingente, l'impegno politico-strategico, l’eventuale assunzione dell’onere del comando della missione siano adeguatamente finanziati. Se i soldi non ci sono o non c'è la volontà di stanziarli nella misura necessaria per evitare polemiche politiche è meglio rinunciare ai sogni di gloria e ridimensionare il livello di impegno militare.
Non c'è neanche la possibilità di attingere al bilancio ordinario della difesa, perché in cassa non c'è un euro: gli investimenti sono bloccati, i pagamenti ritardati, al punto che diverse aziende stanno protestando, restano appena i denari per gli stipendi, ma mancano quelli per far muovere aerei, navi e veicoli e persino quelli per pagare i trasferimenti del personale o la partecipazione a corsi di formazione, per non parlare delle esercitazioni, ridotte o sospese.