Quasi assenti sarti, orafi e cesellatori

Aaa lavoro offresi: si fa un gran parlare di disoccupazione, ma ci sono interi comparti produttivi che non riescono a crescere e competere perché non trovano lavoratori. I settori più colpiti sono artigianato e piccole-medie imprese. In provincia di Milano, il 36,45 per cento delle imprese artigiane ha esigenze di assumere personale e il 57 per cento è intenzionato a farlo prossimamente. Il 75 per cento degli imprenditori cerca addetti sotto i 25 anni con preferenze di contratti a tempo indeterminato e per l’apprendistato.
Sono questi i dati che emergono da un sondaggio realizzato dall’Unione artigiani della provincia di Milano su un campione di 1500 aziende. Il 34 per cento degli intervistati sostiene di non riuscire ad assumere a seguito della mancanza di mano d’opera specializzata, mentre il 22 per cento non trova giovani da avviare alle professioni. Le categorie con maggior urgenza di nuove assunzioni sono quelle dell’abbigliamento, dell’edilizia e dell’impiantistica. Potenzialmente, si potrebbero creare 38mila nuovi posti di lavoro. Dunque perché così poco interesse per queste occupazioni? «La mancanza di personale qualificato, lo scarso interesse dei giovani, un’inadeguata informazione sulle grandi potenzialità che offre il nostro settore», dice Marco Accornero, segretario generale Unione artigiani.
Anche all’Api (Associazione piccole e medie imprese) lamentano difficoltà nel reperire personale qualificato. I settori che più soffrono questa condizione sono il manifatturiero e il meccanico. «Che siano laureate o diplomate, la piccola e media impresa nel processo di selezione cerca persone flessibili - dice Stefano Valvason, direttore dell’Api -. Spesso i laureati hanno aspettative troppo elevate e non vedono la piccola e media impresa come un’opportunità, ma piuttosto come un ripiego». Nel comparto delle piccole imprese il 59,59 per cento privilegia un lavoratore con formazione tecnica, le competenze professionali possedute o precedentemente acquisite sono importanti per il 38,36 per cento, mentre risulta preponderante per il 39,73 per cento la volontà di assumere a tempo indeterminato.
«Milano è cambiata, da capitale dell’industria è diventata capitale del terziario. I lavori maggiormente richiesti sono nei comparti assicurativi e finanziari - afferma Andrea Mascaretti, assessore comunale alle Politiche del lavoro -. I lavori manuali sono percepiti come degradanti. I giovani hanno un’immagine e una percezione del lavoro artigiano che è legata più al passato che al presente, ancora meno al futuro. Come Comune di Milano stiamo lavorando a molti progetti, quello più vicino alla realizzazione è un infojob, una grande vetrina delle opportunità, un contenitore in cui trovare tutto sul mondo del lavoro. Sorgerà all’interno della stazione Centrale. Sarà un ambiente con spazi molto ampi che raccoglierà tutti gli enti formativi: Regione, Provincia, Comune, sindacati, associazioni di categoria».
Questo non potrà che aiutare i giovani a chiarirsi le idee, perché un recente sondaggio, fatto ancora una volta dagli artigiani in collaborazione con il servizio scolastico provinciale nelle scuole superiori milanesi su un campione di 800 adolescenti tra i 15 e i 16 anni iscritti nel primo biennio degli istituti di secondo grado, ha evidenziato che i giovani oggi non conoscono le professioni artigiane: su sette presentate nel questionario ne hanno riconosciute solo tre e molti considerano artigiane le professioni di droghiere, chirurgo e ingegnere.