Quasi un giallo, con bravi attori e facce verosimili

La falsificazione di sterline e dollari durante la seconda guerra mondiale, per destabilizzare le economie della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, venne raccontata dallo storico Walter Hagen nel libro Operazione Bernhard (Garzanti, 1956). Reale, l'episodio aveva già ispirato il film Operazione Cicero di Joseph Mankiewicz (1952), tratto dall'omonimo libro autobiografico della spia L. C. Moyzisch (tradotto solo nel 1965 dall'editore Dell'Albero) sulla vicenda dell'albanese Eliazra Bazna (nel film, James Mason), maggiordomo dell'ambasciatore britannico ad Ankara, che ne vendeva i segreti all'ambasciatore tedesco in cambio di sterline... false. Fu poi Jean Giono a dirigere Cresus, con Fernandel nel ruolo di un contadino provenzale che, ormai nel dopoguerra, trovava un gruzzolo lasciato cadere da un aereo tedesco. Sull'uso bellico di scassinatori, oltre che di falsari, s'occupò infine il cinema inglese: Terence Young girò su Eddie Chapman (Christopher Plummer) Agli ordini del Führer e al servizio di sua maestà (1967).
Del denaro falso e di chi lo spacciava il cinema s'era già occupato, ma non di chi lo stampava: detenuti, comuni e politici, del campo di concentramento tedesco di Sachsenhausen. Di loro ora racconta Il falsario dell'austriaco Stefan Ruzowitzky, tratto dall'autobiografico libro del tuttora vivente Adolf Burger L'officina del diavolo e presentato in concorso all'ultimo Festival di Berlino. Il film, dove Burger è interpretato da August Diehl, uscirà venerdì 25 e ha come protagonista Karl Markovics della serie televisiva Rex; attorno a lui, che ha il ruolo dell'ebreo Salomon Sorowitsch, miglior falsario di Berlino 1923 e 1932, si formerà il gruppo coatto - o contraffare o morire - che ingannerà fino al 1945 perfino la Banca d'Inghilterra. Ma le loro banconote non cambieranno l'esito della guerra...
Miscela di film giallo e di film da lager, I falsari schiera attori bravi, con facce tanto verosimili da sembra vere, e vanta una notevole aderenza storica. Tanta tristezza, nessuna retorica e il finale ironico ne fanno uno dei rari film da festival che si possano vedere.

IL FALSARIO di Stefan Ruzowitsky (Austria/Germania, 2006), con Karl Markowics, August Diehl. 98 minuti