Entrate, da quasi tre anni manca il 70% dei dirigenti

I concorsi? Tutti bloccati dai ricorsi al Tar

La «grana» è esplosa ufficialmente più di due anni fa: nel marzo del 2015 la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la posizione di centinaia di dirigenti della Agenzia delle Entrate promossi senza concorso pubblico. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma il problema non è stato minimamente risolto. E non è un problema da poco: si calcola che l'amministrazione finanziaria lavori con un buco negli organici di vertice che è intorno al 70%. Non solo: gran parte dei funzionari si muove in una sorta di «limbo» giuridico e retributivo; non meraviglia il fatto che chi ha potuto abbia preferito lasciare l'amministrazione pubblica per ben retribuiti incarichi esterni.

Le soluzione trovate sono provvisorie e abborracciate: incarichi a tempo, o assegnati grazie a deleghe dal traballante valore giuridico (già oggetto di una sfilza di ricorsi dei tribunali amministrativi), il declassamento di una serie di uffici dirigenziali che vengono gestiti da un funzionario con responsabilità pre-sentenza ma senza corrispondente integrazione retributiva.

La strada maestra sarebbe quella di uno o più concorsi, il cui esito finirebbe per riempire una volta per tutte il «buco» negli organici dirigenziali. Una soluzione ovvia, ma che per il momento si è rivelata impraticabile. L'amministrazione ha fatto qualche tentativo, ma per il momento i bandi sono stati fermati da una salva incrociata di ricorsi al Tar. Da una parte ci sono i vecchi dirigenti che pretendono che la loro pregressa esperienza venga tenuta in dovuto conto nella definizione dei concorsi; dall'altra chi teme questi siano costruiti su misura solo per riconfermare i vecchi funzionari.

Insomma, una situazione sconfortante. Tanto più se si pensa che in realtà il problema è nato già con la nascita dell'Agenzia nel 2001. Nelle norme istitutive si dichiarava che la nuova entità era autonoma anche per quanto riguardava il reclutamento del personale. Per 15 anni nessuno si è preoccupato di coordinare questa autonomia con le norme generali sui dipendenti pubblici e sull'obbligo dei concorsi.