Quattro anni fa lo schianto del Pirellone

Un pomeriggio di quattro anni fa, cielo noioso e terso, un Rockwell Commander centra i piani alti del Pirellone e fa tre morti mentre il sole sta scendendo e i milanesi stanno organizzando il loro happy hours. L’11 settembre ha lasciato il segno, il mondo resta nuovamente con il fiato sospeso, la precisione svizzera con la quale Gino Fasulo ha sfondato il 25° piano fa il resto. Prima si parla di suicidio simulato da guasto meccanico, poi escono mille storie su quel laziale in guerra contro lo Stato italiano, un’infanzia in orfanotrofio e una serie di amicizie borderline che hanno mandato a gambe all’aria tutti i suoi affari. La torre di Linate conferma un comportamento anomalo del pilota, testimonianze lo inchiodano: aereo in perfetto assetto, motore a pieno regime, è stato un attentato. La borsa ha uno scossone, salta un direttore di banca, la Guardia di Finanza di Trento apre un’indagine che coinvolge tutto il Nord est. Poi l’inchiesta Ansv che ritiene Fasulo incapace di intervenire in una situazione di emergenza e allontana l’ipotesi di un’azione autodistruttiva. Infine pochi giorni fa la VI sezione del tribunale di Milano che scagiona tutti gli imputati per la presunta truffa ai danni di Fasulo, compreso il direttore di banca. Il caso è risolto, non quella inquietante presenza nel vietatissimo cielo di Milano.