In quattro anni raddoppiate le bottiglie vendute

Qualche giorno fa Le Monde ha dato l’annuncio in gran pompa: secondo le statistiche del ministero dell’Agricoltura si è verificato un vero boom delle esportazioni di champagne, che sono salite del 40% nel giugno 2006. E tra i Paesi che stappano più bottiglie francesi, magari per festeggiare la vittoria ai Mondiali, si trova anche l’Italia, come confermano i dati del Centro Informazioni Champagne, l’associazione di categoria che rappresenta in Italia il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne, che riunisce tutte le maison e i viticoltori della regione francese Champagne: nel primo semestre 2005, le spedizioni di champagne verso l’Italia sono cresciute del 14,9% sul 2004 e nel solo anno 2004 sono state 8.200.000 le bottiglie destinate al mercato italiano. L’Italia, per valore delle bottiglie spedite, rappresenta il terzo mercato all’export dopo Regno Unito e Stati Uniti.
E le bollicine rosé? Sempre secondo i dati diffusi dal Centro Informazioni Champagne attraverso winenews.it, il numero di bottiglie di champagne rosé importate dalla Francia in quattro anni è raddoppiato, passando da 132.726 bottiglie nel 2000 a 268.720 nel 2004. Anche se si tratta sempre di un consumo di nicchia, pari al 3,28% del totale dello champagne importato in Italia nel 2004, il dato è davvero significativo: l’Italia è infatti il quinto Paese nel mondo per quantità di champagne rosé consumato ed è il terzo come valore d'acquisto, dopo Gran Bretagna e Usa, perché il mercato italiano degli champagne rosé è piccolo ma esigente.
In aumento anche la produzione nostrana: se ormai tutte le grandi maison dello Champagne hanno il loro rosé, sempre più cantine italiane si stanno dedicando alla spremitura del Pinot nero. Già in bottiglia, attualmente in affinamento sui lieviti per 36 mesi, ad esempio, l’Almerita Rosé di Tasca d’Almerita, quattromila bottiglie siciliane che usciranno solo nei primi mesi del 2007, di 100% Pinot nero. Il primo metodo classico rosé italiano è stato Ferrari Rosé: se ne producono 200mila bottiglie e negli anni Novanta è stato affiancato da un Perlé Rosé millesimato che, nell'annata 2000, quella attualmente in commercio, è prodotto solo in 15mila bottiglie.
Cresce anche il consumo di un’altra etichetta top delle bollicine italiane declinata in rosa: Franciacorta Cuvée Rosée di Bellavista, che nell’ultimo anno ha venduto 23mila bottiglie ad un prezzo medio in enoteca di 45 euro. Solo Pinot nero da vigne di proprietà per il Maso Martis Rosé, creato su suggerimento della titolare Roberta Steltzer quando ha scoperto che il rosé è molto apprezzato dalle donne: «Quest'anno ne abbiamo prodotte 2.500 bottiglie, ma se avessimo potuto farne diecimila in più le avremmo vendute tutte». Solo Pinot nero, senza aggiunta di chardonnay, è pure, tra gli altri, il Franciacorta Rosé di Contadi Castaldi che, in questa nicchia di bollicine, fa segnare nel 2005 un +60%.
La grande richiesta del mercato ha fatto interessare alle bollicine rosé anche la Cantina Produttori di Valdobbiadene, storica produttrice di Prosecco. Dopo aver verificato, con la sua rete di vendita, l'interesse ad uno spumante da parte dei più giovani, ha fatto debuttare, nell'autunno 2005, il Punto Rosa Brut a base di uve Pinot nero coltivate nella Marca Trevigiana e fermentate in autoclave con metodo charmat lungo, con una produzione di 20mila bottiglie.