Quattro assessori da licenziare Un «rompicapo» per la Moratti

Le riduzioni imposte dalla Finanziaria Già da domani prime trattative tra i partiti per le future poltrone Ma in Comune c’è aria di rimpasto...

(...) Ognuno avrà così, trionfo della democrazia, la sua personalissima nuova giunta. Con gli assessori licenziati. Mentre a Roma, invece, le poltrone hanno deciso di tenersele ben strette. Come sempre. E allora via al taglio dei ministri, ma solo a partire dal prossimo governo. Adesso tutti bene incollati. A riportare a dodici i dicasteri, come già previsto dalla riforma Bassanini del 1999, c’è sempre tempo. Come per ridurre a un massimo di sessanta il numero totale dei componenti del governo, compresi quindi viceministri e sottosegretari che col centrosinistra hanno sfondato addirittura quota cento.
Alla Moratti resta l’arduo compito di sforbiciare. Forse non così malvolentieri visto che il sindaco, come racconta una gola profonda interna al Palazzo, vorrebbe metter mano a un rimpasto. Liberandosi di qualche assessore del cui lavoro non è davvero soddisfatta. Ma ora l’operazione si farà ancor più complicata. Con i partiti di mezzo e i conti del bilancino Cencelli da far tornare. E allora si tornerà presto a parlare di modulo: un 7-4-3-1-1 da rivedere. Oggi, infatti, sono sette le poltrone di Fi (Giovanni Terzi, Tiziana Maiolo, Bruno Simini, Carlo Masseroli, Ombretta Colli, Stefano Pillitteri e Andrea Mascaretti), quattro quelle in quota Moratti (Mariolina Moioli, Luigi Rossi Bernardi, Vittorio Sgarbi ed Edoardo Croci), tre quelle di An (il vicesindaco Riccardo De Corato, Carla De Albertis e Maurizio Cadeo), una per la Lega Nord (Massimiliano Orsatti) e l’Udc (Gianni Verga). La trattativa si aprirà già domani, quando i colonnelli del centrodestra si riuniranno a Palazzo Marino per discutere di ticket e altro. «I tagli - mette le mani avanti De Corato - saranno solo a partire dalle prossime elezioni. Fra gli assessori c’è chi ha rinunciato a un posto da consigliere per entrare in giunta, non credo sia possibile mandare a casa nessuno».
Ma le novità della Finanziaria non si fermano qui. Nel testo, infatti, ci sono anche le norme contro le «spese pazze». In caso di viaggio, per gli amministratori viene fissato un rimborso forfettario (stabilito con decreto dal ministero dell’Economia) invece dell’indennità di missione. Stretta anche per gli stipendi degli amministratori con un limite al cumulo dei gettoni di presenza di consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali e delle comunità montane: in totale al massimo un quarto dell’indennità del sindaco o del presidente. Ma, soprattutto, divieto di cumulo con altri compensi di enti collegati e quello con compensi legati ad enti diversi. Nessun compenso, allora, per gli amministratori che parteciperanno a organi o commissioni se tale partecipazione è connessa all’esercizio delle proprie funzioni pubbliche. Limitata, poi, la possibilità di porsi in aspettativa non retribuita.