QUATTRO ASSESSORI NON NE FANNO UNO

Ma dove siete? Assessori alla Cultura dove siete? In quattro non ne fate uno. Non appartenete alla categoria spirituale degli Assenti ma molto più banalmente alla categoria comportamentale impiegatizia degli Assenteisti.
A troppi eventi pagati dal Comune, a cui la cittadinanza e la stampa hanno risposto con interesse ed entusiasmo, voi non eravate presenti.
Neanche la fatica di dare il benvenuto all'ospite, magari arrivato da oltreoceano, neanche il senso di responsabilità di venire a capire come sono stati spesi i soldi stanziati.
Provate a lavorare a Torino e troverete lo sguardo attento dell'assessore Alfieri; andate a Milano, finché Sgarbi è stato assessore, lo incontravi, insieme ad Antonio Calbi, suo braccio destro, ad ogni manifestazione culturale. Inoltratevi fino nelle più remote località del profondo sud, state certi che l'assessore alla Cultura e il Sindaco sanno fare gli onori di casa, con semplicità, con dignità.
La vita è quella cosa che ti passa accanto mentre sei impegnato a far dell'altro; l'Assessorato alla Cultura è quella cosa che ti passa accanto mentre sei impegnato a scrivere il tuo ultimo libro o a pucciare i piedi a mollo sotto l'ombrellone.
Ad un anno di distanza dalla prima Notte Bianca sotto la Lanterna, le cose non mi pare siano migliorate. Un anno fa non c'era l'assessore alla Cultura ora ce ne sono quattro: Dalla Chiesa, Borzani, Ranieri, Freccero.
Dalla Chiesa, molto gentile e cortese nel rispondere, non mi è parso però presenzialista in questa estate ricca di possibili occasioni per incontrare la Città; Borzani, che in realtà non è assessore ma Presidente della Fondazione Cultura, porta avanti, devo dire anche bene, il suo compito che, sostanzialmente, si sovrappone per buona parte a quello di un assessore all Cultura; Ranieri non ho avuto il piacere di conoscerlo, me ne parlano tutti bene, quando lo incontrerò gli chiederò cosa fa di diverso dagli altri assessori; infine Freccero: credo, a questo punto, che abbia regalato a Genova la spendibilità del suo nome (...)