Quattro camion bomba fanno strage di Yazidi i morti sono più di 175

da Bagdad

Con una serie di attentati a catena, almeno 175 persone sono state uccise e circa 200 altre sono state ferite ieri sera nel nord dell’Irak, nella provincia di Sinjar, abitata in prevalenza dalla comunità Yazide, una setta preislamica di etnia curda. L’attacco, il cui bilancio di morte resta comunque provvisorio, è stato condotto con quattro camion bomba e a colpi di mortaio, nelle cittadine di Tal Uzair e Khataniya, ad un centinaio di chilometri a nord-ovest di Mossul. Secondo fonti militari irachene, a Tal Uzair la strage è stata compiuta in una stazione di autobus, dove sono stati fatti esplodere due dei camion bomba, che oltre ad un gran numero di vittime, hanno provocato anche la distruzione di numerose abitazioni. Fino ad ora l’attacco non è stato rivendicato, ma appare comunque certo che l’obiettivo fosse la comunità Yazide, già presa di mira più volte nei mesi scorsi. Gli yazidi, accusati per secoli dai musulmani di «adorare il diavolo» e per questo perseguitati, appartengono ad una comunità curda formata da circa 500 mila persone, e vivono soprattutto nella regione di Mossul. Praticano una religione nota come yazidismo, che ha origini molto antiche e che si basa sul culto del dio Malak Taus, un angelo dalle sembianze di un pavone caduto in disgrazia. Le sacre scritture dello yazidismo sono il Libro della Rivelazione e il Libro Nero, in cui sono contenuti alcuni precetti come il divieto di mangiare lattuga o fagioli bianchi e il divieto di vestirsi di blu scuro. A scatenare la faida tra le due comunità la morte sembra sia la morte di Duha Aswat Dakhil, 17 anni, linciata dagli yazidi per essersi convertita all’Islam per amore di un ragazzo sunnita.