Quattro delitti tra il Porto Antico e piazza Dante

Sarà capitato a qualche detective di volere, per un istante, scambiare la sua vita con quella di un killer? Chissà, di diversità ce ne sono parecchie. Ma se da un lato la vita del killer è oggetto di profonde indagini e lunghissime osservazioni, che almeno nei gialli «di carta» portano quasi sempre a un lieto fine, dall'altro non vale sempre la stessa cosa e il rebus può nascondersi sempre più lontano, cioè dentro: «Lavorare e non pensare alla mia vita. Almeno in quelle degli altri devo trovare un senso». Una massima contemporanea ampiamente condivisa - anche se quasi mai confessata - riassume con cristallina, arrendevole sincerità la filosofia del commissario genovese Antonio Mariani, ancora una volta impegnato a decifrare un sanguinoso enigma piuttosto che il suo cuore. Già protagonista di gialli di successo (Morte a domicilio, Il dubbio, Mariani. Il caso Cuorenero, Il cartomante di Via Venti e La segreta causa), Mariani in «Giorni contati» (Maria Masella, Fratelli Frilli Editori, 224 pagg. 9,50 euro) è coinvolto in una serie di delitti firmati dalla stessa mano, che uccide con dosi letali di digossina (un potente farmaco per il cuore), poco prima di Natale.
Quattro omicidi e Genova come sfondo: il Porto Antico, il Mercato Orientale, il parcheggio di piazza Dante e quello di Corte Lambruschini. E l'urgenza di dipanare un caso intricatissimo sarà l'antidolorifico migliore per Mariani, intrappolato nei ricordi di Francesca. Complice la figlioletta Manu, prima comparsa e prima parola del romanzo, l'unica che coi suoi nove anni riesce a mettere in difficoltà l'indistruttibile Mariani alle prese con i gelati della domenica e l'altrettanto domenicale solitudine: «Facile farla felice... difficile farla fessa» e nasconderle il dolore di un uomo che fa chiarezza nelle ombre delle vite altrui, ma nasconde sotto il tappeto la polvere della sua. Sarà l'abitudine a comprimere le emozioni, dote indispensabile del detective, ad avergli donato l'acutezza distaccata con cui indaga gli omicidi e misura il proprio dolore, ma Mariani è un personaggio «in itinere», che cresce e ogni volta sembra uscire dalle pagine più nitido, come se lui e la sua creatrice si conoscessero sempre meglio e affinassero i reciproci ritratti. Difficile dire se, alla vigilia di un Natale che incombe senza gioia, il regalo più bello sarà la soluzione del caso o la voce di Francesca, che finalmente e per la prima volta appare... come in un sogno. Oppure è realtà? Forse, ce lo rivelerà il prossimo romanzo della Masella. Signora in giallo per Frilli, in rosa per Mondadori: lasciata la cattedra della matematica, Maria si è dedicata completamente alla scrittura a partire dalla metà degli anni '80 con la collaborazione a «Segretissimo» di Mondadori e le due premiazioni al Mystfest (festival del giallo) di Cattolica. Un'autrice dalla doppia tonalità che sa mescolare ai «giallissimi» vortici di suspense sfumature rosa di tenerezza, pur con uno stile asciutto, visivo e poco incline a estetismi letterari. E così il disincanto calcolato che permea Mariani nelle lunghe giornate di lavoro si lascia interrompere, per la gioia sua e nostra, da improvvisi bagliori d'impacciato amore paterno (caso difficile, ma in via di risoluzione) e di tormentato amore per Francesca (caso in alto mare… ma chi leggerà vedrà).
Maria Masella, «Giorni contati», Fratelli Frilli editori, 224 pagine, 9,50 euro