Quattro donne sole contro Spagna e Italia

Le azzurre, dopo aver eliminato la Francia della numero 1 Mauresmo, sfidano le iberiche in semifinale di FedCup. Ma si sentono abbandonate da tutti

«Qui mi sembrano tutti matti». Detto da uno che sta per entrare nell’Arca della Gloria non è male, ma Gianni Clerici - scrittore, giornalista ed ex («modesto») giocatore - è fatto così: lui non sa perché, almeno così fa credere. A Newport Clerici diventerà il secondo italiano di sempre ad entrare nella Hall of Fame del tennis: il primo è Nicola Pietrangeli, mentre Gianni, come giornalista, è il primo europeo ad avere tale onore. «Censito» (lo dice lui) nel 1930, nato a Como e residente tra le due sponde del lago, Clerici è stato chiamato tra i grandi del tennis «per il suo contributo alla diffusione dello sport», per aver seguito 170 tornei del Grande Slam in più di 40 anni di attività (più di venti dei quali in doppio tv con Rino Tommasi) e per aver scritto oltre seimila articoli seguendo a bordo campo le gesta degli eroi della racchetta per il Giorno prima e per Repubblica ed Espresso ora. Eroi come Pat Rafter, Michael Stich e - soprattutto - Gabriela Sabatini, una delle sue tenniste preferite, suoi colleghi di premiazione. Oggi la cerimonia, nel museo del tennis creato nel 1954 da James Van Alen per dare l’immortalità a chi ne diventa membro. Clerici lo fa dicendosi allibito: «Ho trovato una vetrina intera con i miei 15 libri e la mia gigantografia: qui gli americani, che non hanno dei, si divertono a mitizzare dei comuni mortali. Così una signora mi ha visto e mi ha chiesto: “Are you the legend?”. Io una leggenda? Boh, qui mi sembrano tutti matti».