Da quattro a due i candidati per Bpi

Mercoledì la selezione affidata al cda. Ma Lodi insiste: «Potremmo farcela da soli»

da Milano

Mercoledì prossimo i candidati all’integrazione con la Banca popolare italiana scenderanno da quattro a due, perché il consiglio di amministrazione dell’istituto di Lodi farà una prima selezione. Il presidente Piero Giarda e l'amministratore delegato Divo Gronchi, che hanno ricevuto un mandato in tal senso dal cda, illustreranno i risultati della prima analisi delle proposte ricevute dai quattro pretendenti in gara: Popolare di Milano, Popolare Emilia Romagna, Popolare di Verona e Novara e Popolari Unite. Sull’esito dell’esame si accavallano le voci, ma è difficile prevedere, allo stato, quali nomi prevarranno. Secondo alcune fonti finanziarie, sembrerebbero avvantaggiate la Popolare Milano e la Popolare Emilia Romagna: la prima riscuoterebbe il consenso di alcuni settori del consiglio e della dirigenza della Bpi, e ha inoltre messo sul piatto un'offerta interessante. La Bper d'altra parte offre la costituzione di una superholding al vertice dei due gruppi e, per la sua natura «federativa», garantisce ampia autonomia e il mantenimento dell'identità locale, riscuotendo per questo il consenso dei soci più legati al territorio lodigiano. Trova apprezzata anche il piano di Verona, mentre distanziata sembra Bpu.
Ieri la Bpi, dopo indiscrezioni sui risultati della lunga ispezione condotta dalla Banca d’Italia, ha sottolineato che la sua realtà attuale, risultato di un’energica operazione di risanamento e rafforzamento che peraltro «va indubbiamente completata», le consente «un ampio ventaglio di scelte: le ipotesi di aggregazione allo studio - precisa orgogliosamente la Bpi - sono un’opportunità e non una necessità». Come dire: potremmo farcela anche da soli.
La Banca d’Italia, secondo Bpi, «ha preso atto del nuovo corso», rilevando «l'avvio di un’estesa azione di rinnovamento interno, in cui assumono rilievo l'ampio ricambio degli organi amministrativi e di controllo, la nomina di manager, la riformulazione degli obiettivi di medio periodo, la revisione della struttura del gruppo e la cessione di attività non strategiche». L'azione di rinnovamento, precisa l’istituto, «va indubbiamente completata con ulteriori iniziative per assicurare alla Bpi il pieno governo dei rischi e adeguate condizioni di funzionalità organizzativa». In tale contesto si inquadra la richiesta della Banca d’Italia di effettuare un'analisi critica delle prospettive, «non escludendo - precisa l’istituto lodigiano - anche l'ipotesi di un’integrazione con intermediari di adeguate dimensioni e connotati da positivi assetti tecnico-operativi».
Le precisazioni di Lodi sottolineano «il rafforzamento dei mezzi propri» avvenuto negli ultimi mesi «con un aumento di capitale a servizio del piano industriale», e «la razionalizzazione della struttura di gruppo, con l'incorporazione in Bpi delle due sub-holding». «Ciò - conclude Lodi - ha portato i coefficienti patrimoniali ben al di sopra di quelli consigliati, con valori al 30 giugno del 7% circa per il core tier one e del 13% circa per il total capital ratio», due dei principali indici di solidità.