Quattro morti in fabbrica, arrestato il titolare

La tragedia di Paderno Dugnano: gli operai furono vittime del rogo scoppiato un anno fa all’Eureco. Indagini su un traffico illegale di rifiuti tossici. Il giudice: "Merlino è un imprenditore senza scrupoli"

Forse Giovanni Merlino pensava di avere risolto tutto con l’interrogatorio in cui, davanti alla Procura di Monza, aveva cercato di dare tutta la colpa al caso: quella scintilla che parte nel capannone, l'incendio che scoppia, i quattro operai che restano uccisi dalle fiamme. Era il 4 novembre dell’anno scorso, alla Eureco di Paderno Dugnano, specializzata nello smaltimento dei rifiuti: e l’eco di quelle morti si era spento in fretta, diluito nell’elenco senza fine degli incidenti sul lavoro.

Invece la Procura di Monza ha continuato a scavare. E dietro la tragedia di Paderno ha preso forma un po’ per volta un quadro dove la fatalità c’entra poco. A uccidere i quattro operai, dice il provvedimento che ieri spedisce Merlino dietro le sbarre, non fu il caso ma l’ostinato, spregiudicato disprezzo di Merlino per le regole della sicurezza. Nelle mani dell’imprenditore foggiano, i rifiuti da smaltire diventavano una fabbrica per quattrini, grazie a trucchi di ogni genere e all violazione sistematica delle leggi.

Quando si è capito che la Eureco e le altre società della galassia Merlino erano al centro di una rete di smaltimento illegale di rifiuti tossici - e che in questa attività andava cercata la vera causa della strage del 4 novembre - alla Procura di Monza si è affiancata la Procura antimafia di Milano, perché la legge le assegna la competenza sui reati di traffico di rifiuti, che sono uno dei business emergenti della criminalità organizzata. Per adesso - ma forse non è detta l’ultima parola - la mafia non c’entra. Ma le indagini dei carabinieri del Noe hanno portato alla luce un precedente che fa comunque di Merlino uno specialista del crimine: si scopre che alle spalle aveva già una condanna per un episodio non dissimile di alcuni anni fa. Nel 2005 alla C.R. di Sannazzaro dè Burgundi, stessa attività della Eureco, e anch’essa di proprietà di Merlino, un lavoratore morì a causa delle ustioni riportate in un incendio scaturito dalla miscelazione dei rifiuti. Merlino se la cavò patteggiando la pena e andò avanti come prima.

L’ordine di custodia eseguito ieri mattina ai danni dell’incredulo Merlino ipotizza accanto al reato di traffico e smaltimento illecito di rifiuti, quello di omicidio colposo plurimo aggravato, oltre che l’accusa di lesioni colpose plurime ai danni dei tre operai rimasti feriti nello scoppio. A causare l’esplosione, secondo le perizie della Procura, fu la presenza in un cassonetto di una quantità di «setacci molecolari», piccoli chicchi utilizzati per depurare il Gpl. Ma i «setacci», in quell’ambiente, non ci dovevano e non ci potevano stare. Seguendo a ritroso le tracce dei chicchi, i carabinieri hanno appurato che nei registri della Eureco era segnata la loro entrata ma non la loro uscita. Che fine facevano? Venivano miscelati con altre sostanze più innocue, e alla fine smaltiti non in costose discariche speciali ma - a un prezzo molto più basso - in strutture per rifiuti ordinari. Da quel momento, i rapporti del Noe hanno continuato a riempirsi di elementi che disegnavano uno scenario via via più fosco: come quello degli operai albanesi di una azienda che presso l’Eureco doveva occuparsi solo di carico e scarico, e che invece venivano impiegati senza alcun tipo di protezione nello smaltimento delle scorie tossiche. «Se ti va bene è così, altrimenti chiamo un altro», era la risposta di Merlino a chi si lamentava.