Quattro mosse indovinate e il Milan ha ripreso la corsa

Il primato di una notte, una sola notte, spiegato in quattro mosse. Non accadeva da quasi 18 mesi, Milan-Napoli deciso da una frustata di Ronaldinho, ai tempi di Ancelotti, novembre del 2008 la data. «Ho dormito benissimo da solo in testa» la conferma di Adriano Galliani, soddisfatto per la qualità del calcio espresso dal Milan nella prima frazione di Parma e alla fine teso per le notizie non proprio esaltanti provenienti dallo spogliatoio: Abbiati, rimasto in campo a dispetto di uno stiramento (le tre sostituzioni già effettuate, ndr), tre settimane per il recupero, via libera ad Amelia contro il Chievo, Antonini operato oggi per la frattura del setto nasale. Il primato è volato via già nel pomeriggio di ieri, all’Olimpico di Roma, con la Lazio, ma ha lasciato qualche traccia positiva. La prima mossa, forse decisiva alla lunga, è il feeling tra il Milan e il suo giovane condottiero, Massiliamo Allegri. È vero: furono proprio quattro rappresentanti di Milanello a dare il loro assenso, nel colloquio riservato avvenuto in via Turati con il vice-presidente vicario Adriano Galliani, tra questi Pirlo e Nesta per esempio. Naturale che oggi viaggino sotto braccio risalendo faticosamente la china di una classifica, rimasta deprimente fino alla terza, dopo il pari interno col Catania cioè. «Il suo arrivo è stato uno choc positivo» la confessione pubblica e perciò in qualche modo solenne di Andrea Pirlo, restituito non solo alla migliore condizione fisica ma anche alla felice abitudine del gol dalla distanza, ritrovato appunto sabato sera a Parma.
La prima mossa è proprio questa: la scelta felice del successore di Leonardo con le sue idee e i suoi piani di allenamento. «Fosse rimasto lui, me ne sarei andato in Grecia: non sentivo fiducia nei miei confronti» l’altra confessione pubblica di Rino Gattuso, alla quarta esibizione super nel breve volgere di qualche giorno, segno e conferma non soltanto della recuperata salute ma dello spirito guerriero recuperato. E lui, Allegri, si è mosso nelle prime settimane di lavoro con grande perizia, senza violentare talune abitudini ma recuperando l’intensità degli allenamenti che a Milanello non si vedevano da molti anni, troppi.
La seconda mossa è il recupero del nucleo storico alla causa milanista evitando di dividere in due blocchi, gli intoccabili e i riservisti, come avvenne appunto con Leonardo, in modo molto discutibile per larghi tratti della precedente stagione. Gattuso ne è l’emblema principale, scortato in questo plotone virtuoso, da Zambrotta e da Seedorf per lasciare al momento in disparte Abbiati, portiere giudicato frettolosamente in disarmo pur di lasciare posto e spazio a Dida, rimasto disoccupato nonostante si aggiri ancora a Milano e nei dintorni del calcio italiano a caccia di un ingaggio. Il centrocampo di Parma (Gattuso-Pirlo-Seedorf) è lo stesso schierato nel 2003 da Ancelotti per raggiungere la prima Champions. Era considerato cotto e bollito. Allenato come si deve, ha ripreso quota.
La terza mossa è legata direttamente all’esito del calcio-mercato: gli arrivi di Ibrahimovic e Robinho (da non trascurare quello di Boateng) non hanno soltanto eccitato il pubblico ma provocato entusiasmo dentro le viscere della squadra, un entusiasmo contagioso.
La quarta e ultima mossa si chiama Ronaldinho. Poteva rappresentare un peso o un problema: è diventata una risorsa appena Allegri, di ritorno da Amsterdam, gli ha offerto l’occasione di cambiare ruolo e giocare da trequartista, dietro le due punte che possono essere Ibrahimovic e Pato (o Robinho a scelta). Doveva decidere se restare defilato alla periferia del gioco, o entrare nel vivo e garantirsi un posto fisso: ha scelto la strada meno comoda. È un altro segno.