Quattro parrocchie aiutano i divorziati

Gruppi di ascolto per chi vive il trauma della separazione

Federico Casabella

«Sono nella Chiesa, nel settore degli infedeli», così si definiva Charles Pèguy, poeta francese della prima parte del Novecento, critico nei confronti del ruolo della Chiesa sotto l’aspetto ecclesiastico e spirituale. Ma chissà quanti saranno stati i fedeli che, soprattutto in tempi passati, compiendo una scelta come quella della separazione matrimoniale, si sono riconosciuti almeno un po’ nell’affermazione di Pèguy. Tempi passati però, quelli in cui la Chiesa quasi rigettava i fedeli che decidevano di rompere il sacro vincolo matrimoniale. Oggi, il Sinodo dei Vescovi ne è stata parziale testimonianza, la Chiesa si sta aprendo a questa realtà del nostro tempo. La Diocesi genovese da alcuni anni, sulla scia di un’esperienza nata dieci anni fa a Milano, sta promuovendo incontri su esperienze e sofferenze della separazione in un’ottica di vita cristiana. Si tratta di quattro gruppi di preghiera ospitati in quattro parrocchie genovesi (San Gottardo, Nostra Signora delle Grazie a Sampierdarena, Nostra Signora di Lourdes in Campi, Borghetto di Rivarolo) formati da persone che, dopo la separazione, sentono il desiderio di condividere con altri la loro esperienza, testimoniando la loro fede cristiana. «Oggi in Liguria su 10 matrimoni 9,3 falliscono - racconta Emanuele Scotti, responsabile dell’iniziativa-. È una realtà sulla quale la nostra società deve riflettere e che dimostra la necessità di esperienze come la nostra. Si tratta dell’incontro fra persone che, dopo una separazione, si riconoscono ancora nella Chiesa e nel suo magistero. Vogliamo essere un punto di accoglienza per chi si sente smarrito dopo un’esperienza tanto traumatica».
Ai gruppi, costituiti da un numero variabile tra le 8 e le 12 persone, partecipa chi, dopo il distacco dal coniuge, ha compiuto scelte differenti, da chi non vuole un altro partner a chi ha già intrapreso la strada della convivenza o di un nuovo matrimonio civile. Gli incontri, mensili, vertono su una preghiera. «L’appoggio degli amici spesso non basta - racconta Lino, uno dei partecipanti -. In me c’era l’esigenza di confrontarmi con persone che avessero la necessità di colmare il mio stesso vuoto».
Nella Chiesa regna scetticismo e infatti solo poche parrocchie hanno aderito. «Abbiamo trovato anche comunità che ci hanno sbattuto la porta in faccia - racconta Malia -, ma questo non ci ha fatto perdere la speranza e stiamo continuando a cercare nuove realtà dove poter proseguire questa esperienza. L’invito che vorrei fare a tutte le persone che sentono questo desiderio di confronto, è di uscire dal proprio guscio». Per chi volesse avere informazioni o prendere parte agli incontri, può fare riferimento a Emanale Scotti (333-2224913, e_scotti@libero.it).