Quattro punti in mezzo, la parola al derby

La Sampdoria di Mazzarri giunse l'anno scorso al derby d'andata flebile di 16 punti raggranellati in 14 partite giocate; la Sampdoria di Del Neri arriva quest'anno alla sfida stracittadina ricca di 24 punti raccolti in 13 incontri disputati. Il Genoa di Gasperini si presentò allora alla stracittadina bello di 22 punti in classifica e si presenta ora con «soli» 20. In definitiva, la Sampdoria stava allora a -7 rispetto al Grifo, ora sta a +4. Dichiaratamente insperato l'enorme passo avanti compiuto dalla squadra blucerchiata straordinariamente attestata in zona Champions alle spalle del trio Inter-Juve-Milan che fa gara a sé; vagamente deludente rispetto alle aspettative della frangia più esigente del tifo rossoblù il piccolo passo indietro del Grifone peraltro egregiamente piazzato, ora come allora, immediatamente a ridosso della zona Uefa.
Per sapere se si tratti di ribaltone o meno in ordine alla res pedatoria nostrana, la parola al derby in programma alle 20.45 di sabato prossimo a Marassi. Checché ne dicano «quelli che hanno giocato al calcio», l'organico di Gasperini - al pari di quello del Mazzarri che fu - sta scontatamente pagando al campionato il pedaggio imposto dal suppletivo impegno europeo. Gran parte degli infortuni e la necessità di rifiatare si spiegano anche e anzi soprattutto così: con una preparazione forzatamente affrettata prima e con l'obbligo successivo di giocare tanto e allenarsi poco nei due impietosi «tours de force» di 7 gare in 21 giorni. Ma attenzione: è in trasferta (sconfitte a Verona, Udine, Cagliari e Livorno) che il Grifo inconsciamente attenua il furore agonistico che Gasperini inflessibilmente comanda, perché a Marassi (con l'eccezione dello 0-5 con l'Inter), sotto la dirompente spinta della Nord e dintorni, per quanto pesino la fatica da sobbarcarsi e i patemi da superare, la partita col Grifo per l'avversario non è mai finita. È la storia dei match con Roma, Napoli, Juve, Fiorentina e Siena. Figuratevi se non sarà così nel derby. Del Neri e discepoli sono avvertiti.
Marassi, già. L'anima del Ferraris che tradizionalmente scatena il Grifo-pryde. Il Ferraris di tutte le diatribe, tutte le delusioni, tutte le speranze, tutti i sogni, tutte le superficialità, tutte le demagogie. Il Ferraris che non verrà mai ristrutturato a misura di due club calcistici ambiziosi di misurarsi a livelli d'eccellenza al di qua e al di là delle Alpi. Pur nutrendo seri dubbi che in un'Italia idrogeologicamente a pezzi il rigido piano di bacino del Bisagno consentisse la sovrapposizione di un'enorme piattaforma di cemento armato all'attuale copertura del torrente per garantire congrui parcheggi allo stadio, ho sinceramente apprezzato lo studio di fattibilità della riqualificazione del Luigi Ferraris ispirato dalla Fondazione Genoa per due motivi: l'ho trovato architettonicamente bello e gli ho riconosciuto il merito di aver pubblicamente stanato le varie amministrazioni comunali che non hanno mai voluto seriamente soffermarsi sulla potenziale influenza del calcio professionistico per la promozione e l'economia di Genova. Mettendo il dito sulla piaga, involontariamente l'avvocato D'Angelo e dintorni non hanno peraltro reso un buon servizio al presidente Preziosi, il quale ha infatti reagito con stizza: «Fare progetti è la cosa più semplice. Poi al di là dei permessi e dei problemi di bacino c'è da cercare chi ci mette i soldi. Chiedetelo al presidente della Fondazione D'Angelo, se ha previsto un finanziatore».
Ecco il punto. Garrone è un prestigioso industriale nella vita e resta industriale nel calcio. Fortissimamente vorrebbe dotare la Sampdoria di uno stadio di proprietà non perché «gli interessa solo farsi il centro commerciale» - come malignamente si insinua da più parti - bensì perché gradirebbe porre fine allo stillicidio dei milioni di euro che annualmente gli tocca garantire alla causa blucerchiata senza la benché minima certezza che lo sforzo valga a produrre l'agognato salto di qualità nella stabilità. Con la proprietà dell'avveniristico impianto polifunzionale alle spalle dell'aeroporto Garrone intendeva assicurare alla Sampdoria un roseo futuro a prescindere dagli impegni personali dei presidenti destinati a succedersi alla guida del club. Difatti, proprio e soltanto in ordine al progetto di Sestri avrebbe fatto eccezione Preziosi, prestigioso industriale nella vita e commerciante di lusso nel calcio, quando sottoscrisse - pienamente condividendola - l'adesione all'iniziativa di Garrone. Tant'è che, cancellata quella prospettiva, il presidente del Genoa ha precisato: «Il mio mestiere è quello di investire sulla mia società, non sugli stadi. Farò il meglio sui miei obiettivi, anche se su questo punto do ragione a Garrone: se altre società otterranno maggiori proventi grazie allo stadio di proprietà aumenterà la loro potenzialità per allestire gli organici. Per noi sarà sicuramente un gap. Se si tratterà di vivere o morire, come prospetta Garrone, tuttavia lo vedremo».
Per ora, esclusivamente grazie a Preziosi e Garrone, stiamo globalmente offrendo al calcio nazionale l'enormità di 44.691 abbonati (24.289 genoani più 20.402 sampdoriani), uno ogni 13 abitanti all'ombra della Lanterna magica. Se poi sarà questione di vita, morte o miracoli cominceremo a comprenderlo meglio da sabato sera.