Quattro ragazzi morti per lo scaldabagno difettoso: proprietario sotto inchiesta

I giovani, romeni tra i 17 e i 24 anni, erano rimasti intossicati dal monossido di carbonio. L'egiziano che aveva venduto loro l'appartamento è accusato di omicidio colposo

Lo scaldabagno malfunzionante è costato la morte di quattro giovani ragazzi rimasti intossicati dal monossido di carbonio. Ora per le loro morti il proprietario dell'appartamento, comprato a un'asta pubblica del tribunale di Milano nel 2008, è stato indagato per omicidio colposo in violazione degli obblighi di legge previsti per chi affitta abitazioni, con l'aggravante del rilevante numero di vittime. L'uomo ha appena ricevuto dalla procura l'avviso di conclusione dell'inchiesta che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Le vittime sono tutti romeni tra i 17 e i 24 anni che da poco tempo avevano lasciato il campo rom di via Triboniano per trasferirsi nell'appartamento di via Dante a Magenta in cui sono morti il 18 marzo 2010. A ucciderli, come rilevato dall'autopsia, è stato il monossido rilasciato dallo scaldabagno costruito nel 1992 e tenuto «in pessimo stato di manutenzione», si legge nel documento, visto che nei loro corpi sono state trovate percentuali di carbossiemoglobina tra il 70 e il 77 per cento. Di qui l'imputazione del proprietario dell'abitazione, un egiziano di 41 anni, che non aveva sottoposto l'apparecchiatura a regolare e periodica manutenzione come prevede la legge.